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nome macroareaVALLO DI NERA
Presentazione e Storia
Il Comune di Vallo di Nera fa parte del Bim "Consorzio Comuni Bacino Imbrifero Montano del Nera e Velino"; tale area offre all'utente infomazioni relative al Comune in questione e rende possibile la conoscenza del territorio anche sotto l'aspetto turistico.
Il nome Vallo derivante da vallis oppure da vallum "palizzata" indica chiaramente la posizione di questo borgo fortificato, situato in posizione dominate e difensiva. Il terrazzo fluviale lambito dal Nera, sul quale è sorto l'insediamento di Vallo ha svolto un ruolo rilevante nelle vicende umane di questa valle e almeno favorendo, sin dall'età protostorica, la presenza di insediamenti umani. Infatti testimonianze archeologiche avvalorano l'ipotesi dell'esistenza di insediamenti remoti riferibili alle popolazioni autoctone di questa valle di origine italica. Ciò consente dunque di affermare, anche secondo quanto riportato dalle Tavole Eugubine, che tribù di Naharci (letteralmente "uomini dalla lunga lancia") si insediarono in tale territorio almeno dall' VIII sec. a. C., popolo dal nome del quale verosimilmente può essere derivato il toponimo Narco riferibile al fiume Nahar (Nera).
Panorama
Nel periodo compreso tra il IV ed II sec. a.C. inizia l'epoca storica della Valdinarco con la sua romanizzazione avvenuta in seguito all'occupazione della Sabina da parte delle legioni del console M. Curio Dentato nel 209 a.C. Sulla base di elementi induttivi si può affermare che l'originario insediamento protostorico dei Naharci sia stato trasformato in villaggio romano - pagus - dipendente dal municipio di Nursia e con struttura amministrativa ben definita, poi trasformato in curtis feudale in epoca successiva. In età tardo imperiale iniziò la diffusione del cristianesimo in tutto l'impero romano e la Valle di Narco divenne la meta preferita delle popolazioni urbane massicciamente convertite alla nuova religione.
Panorama

Le immigrazioni di cristiani in fuga dalla Siria nel territorio di Spoleto e della Valle di Narco (IV-VI sec.) sono comprovate da testi agiografici che ci parlano anche dei primi insediamenti anacoretici nella grotta di San Fele mentre all'evangelizzazione della zona contribuì sicuramente la predicazione di San Benedetto da Norcia (V sec.) e la costruzione del primo monastero benedettino a San Felice di Narco. Con la diffusione del cristianesimo sorsero, soprattutto nel primo periodo longobardo, le pievi, ove si impartiva il battesimo (la più antica della zona è certamente quella di Santa Maria di Narco) e attorno alle quali nacquero le prime communitates Nell'alto medioevo, durante il periodo longobardo, venne attuata nel territorio di Spoleto, una profonda riforma istituzionale ed amministrativa con la costituzione dei gastaldati delle circoscrizioni affidati ai gastaldi, vicari dei sovrani e veri e propri amministratori delle curtes, i fondi rustici, con poteri amministrativi, politici, militari e giudiziari.

Con la costituzione in questo periodo del gastaldato di Paterno ed in virtù della sua continuità geografica con Ponte è assai probabile che anche Vallo di Nera abbia fatto parte di tale gastaldato.
Le invasioni saracene del IX e X sec. contribuirono a modificare la struttura urbanistico-architettonica della zona.
Rifugiatisi sulle alture per sfuggire agli invasori, i signori feudali iniziarono la costruzione delle rocche e dei castelli tra cui la rocca sul colle Flezano del XII sec. sorta sul luogo del preesistente insediamento romano-longobardo (Vallum). Ben presto, grazie alla sua posizione strategica, la Valle di Narco divenne sede di numerosi e
potenti castelli e quindi di un notevole potere economico che spinse il governo pontificio del ducato di Spoleto a tentare di assoggettare l'intera zona favorito anche dall'assenza di un potere egemonico e dalle lotte fra Stato e Chiesa. Con tali presupposti all'inizio del XIII sec. Spoleto ordinò la distruzione del feudo ducale di Flezano e l'edificazione di un nuovo castello (1217), giuridicamente spoletino a cui fu restituito l'antico nome di Castrum Valli ; nome destinato a rimanere immutato almeno fino all'Unità d'Italia.
Panorama
Ormai appartenente alla città di Spoleto, Il Castello di Vallo divenne sede di podesteria spoletina iniziando un periodo comunale caratterizzato da un ampia autonomia giuridica e amministrativa limitata solo dalla duplice subordinazione politica alla Chiesa e a Spoleto. La successiva storia medievale di Vallo è caratterizzata da ricorrenti conflittualità con i vicini castelli della Valdinarco sostituite, nel XVI sec. dalle più cruente lotte fra i guelfi, sostenitori delle autonomie locali e del Papa e i ghibellini, opposti al potere della chiesa e sobillati da Federico di Montefeltro. Anche il XVI sec. fu caratterizzato da un succedersi di episodi funesti: guerre, devastazioni, pestilenze e banditismo oltre ad episodi di ribellione da parte della coalizione dei castelli di Valdinarco contro Spoleto e di conseguenti, inevitabili rappresaglie. tali lotte furono sedate solo con l'ascesa al soglio pontificio di Clemente VII il quale, messa fine alle ostilità locali ripristinò gli antichi rapporti di subordinazione dei castelli della Montagna, quindi anche Vallo, alla città di Spoleto. Una situazione dunque di pace e stabilità destinata a protrarsi almeno fino all'invasione francese dello Stato Pontificio. Dal '500 fino al '700 si assiste dunque alla fioritura economica di questa zona resa possibile anche dalla redazione dello statuto del 1563 destinato a disciplinare giuridicamente il comune di Vallo sino alla fine del '700 ed in cui furono codificate anche norme e consuetudini del diritto romano e longobardico. Con il passaggio e le continue invasioni dello Stato della Chiesa da parte di eserciti stranieri, le cui esigenze logistiche finivano inevitabilmente con il gravare sulle finanze delle varie comunità locali nel XVIII sec., iniziò il lento declino degli antichi castelli-comuni. Situazione aggravata anche da pesanti calamità naturali (il terremoto del 1703, inondazione del Nera nel 1737) e dalla gravissima epidemia di peste del 1722. Durante il periodo Napoleonico il nuovo ordinamento politico e amministrativo introdotto in Italia coinvolse anche il Comune di Vallo e gli altri comuni della Vallinarca dove, l'instaurazione di un regime repubblicano sotto l'egida della Francia rivoluzionaria, favorì la nascita di un movimento armato antifrancese ed antigiacobino con connotazioni filoborboniche che provocò una violenta rivolta in tutta la Valle del Nera. Eventi che durarono, con alterne vicende, almeno fino al 1809 quando con il crollo del regime pontificio l'Umbria divenne parte integrante dell'impero Napoleonico con il nome di Dipartimento del Trasimeno. Con il crollo dell'impero napoleonico e la restaurazione del regime temporale del papato, il comune di Vallo tornò ad essere "approdiato" del Comune di Spoleto (1816) con una unica sede podestarile a Sant'Anatolia. Con l'Unità d'Italia e l'annessione al regno il comune di Vallo fu nuovamente incluso nel mandamento di Spoleto assumendo successivamente la denominazione definitiva di Vallo di Nera (R.D. 29 marzo 1863).
Chiesa di S. Maria

CHIESA DI SANTA MARIA
Sorta verso la fine del XIII sec. la chiesa si affaccia su una deliziosa piazzetta che consente di apprezzarne la sobria architettura. La facciata, in nuda muratura di pietre conce termina in un timpano, forse tarda sistemazione dell'originale a ripidi spioventi, ed è arricchita in basso dal portale ogivale a strombo con colonnine concluse in capitelli fogliati. La ghiera esterna, ornata da motivi fotomorfi, si diparte da due leoni, ma il centro focale è costituito dal rosone soprastante. Come di consueto alla sinistra della chiesa e leggermente retratto, è l'accesso al convento, con semplice arco a sesto ribassato, e decorato da un affresco del XIV sec. raffigurante "S.Francesco che riceve le stimmati", (prima metà del XIV sec.) sovrapposto ad uno più antico. Dalla parete interna di sinistra si accede al chiostro sviluppato su due ordini, in parte tamponati. Quello inferiore presenta pilastri con archi ribassati, quello superiore una trabeazione piana.

INTERNO: Santa Maria è del genere delle chiese francescane di tipo "castrense" ad una navata, coperta a capriate e terminante in una profonda tribuna ma, come il San Lorenzo di Borgo Cerreto, lo semplifica abolendo sia il transetto sia le cappelle laterali alla tribuna, più appropriate in un contesto urbano. Esempio non frequente in queste zone, l'interno mostra ancora e nonostante le perdite subite, come la decorazione a fresco finisse per investire, attraverso interventi successivi, l'intera superficie muraria . Di particolare pregio i cicli di affreschi policromi, recentemente restaurati, del presbiterio e dell'abside attribuiti a Cola di Pietro da Camerino e Francesco Antonio datati XIV sec. Il pavimento in cotto presenta numerose tombe a pozzetto. Purtroppo dell'intero ciclo pittorico che un tempo decorava gran parte del convento, oggi ci rimangono soltanto, vicino alla porta che immette nella chiesa, degli affreschi del XV sec. che raffigurano "San Cristoforo, Sant'Apollonia" ed altro, della cerchia del Maestro di Eggi, particolarmente attivo in queste zone.

CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA
Fu priorato benedettino dipendente dall'abbazia di Sassovivo e successivamente parrocchiale di Vallo ottenendo il battistero nel 1477. Occupa il punto più alto del colle, dominando l'intero paese e fu la prima chiesa romanica sorta nel XIII sec. originariamente a pianta quadrata, al centro del castello della quale purtroppo ci restano solo l'abside con monofora tamponata e parti delle pareti laterali. La chiesa fu ampliata, abbellita e parzialmente ricostruita nel XVI sec. e a questo periodo appartengono la facciata con il campanile di tipo a vento, il portale ed il rosone centrale.
INTERNO:
L'interno ha forma rettangolare irregolare ed è a navata unica coperta a capriate con due monofore sul lato destro. A sinistra dell'ingresso è sistemata la fonte battesimale dell'inizio del XVI sec. con fusto a giglio e conca a lobi dove si innesta una copertura lignea a guisa di tempietto con statuine dei "SS. Pietro e Paolo" mentre "San Giovanni Battista e S. Sebastiano" sono dipinti su finte porticine. davanti un acquasantiera dello stesso periodo.
Chiesa di San Giovanni Battista
I dipinti più importanti sono tele di epoca barocca e affreschi di Jacopo Siculo a decorazione del catino absidale (XV sec.) mentre vicino al presbiterio è stato recentemente riportato alla luce un nicchione dipinto del XVI sec. con una crocifissione appartenente alla sistemazione cinquecentesca della chiesa.

CHIESA DI SANTA CATERINA - ESTERNO:
Le parti più antiche dell'edificio appartengono al sec. XIV e XV (campanile a vela, parete di fondo, ingresso del monastero). La facciata attuale è una ricostruzione cinquecentesca mentre il vicino convento che ospitava le monache agostiniane è andato quasi interamente distrutto a causa dello stato d'incuria in cui è precipitato dopo la soppressione del Monastero decretata nel 1615 dal Cardinale Barberini.
Chiesa di San Rocco

Del complesso monasteriale oggi rimangono solo mozziconi di muri che sono stati utilizzati come terrazzamenti per orti. La chiesa è invece ancora in piedi anche se in un precario stato di conservazione; essa presenta una struttura architettonica molto semplice ed è ornata da portale rinascimentale con oculo.
INTERNO:
A navata unica e copertura a capriate conserva un altare staccato dal muro, con ricca cornice a giorno decorata da motivi fitomorfi. La tela, unico dipinto di pregio, raffigura le "Nozze mistiche di Santa Caterina da Siena" ed è di scuola romana della fine del XVII sec.

CHIESA DI SAN ROCCO O IMMAGINE DEL TRIVIO - ESTERNO:
Chiesetta situata all'esterno del castello nel borgo cinquecentesco dei Casali, in prossimità dell'area di servizio dove erano sistemati l'abbeveratoio, le botteghe artigiane ed i travaji, ossia le strutture di legno dove si ferravano cavalli e bestie da soma. Il piccolo vano quadrato della chiesa era un tempo aperto sul davanti e, forse anche lateralmente. Sul retro dell'edificio si eleva un piccolo campanile a vela.

INTERNO:
L'interno è coperto a capriate e le pareti presentano decorazioni in gran parte sotto scialbo riferibili al XVI sec. Il ricco altare di stucco del XVI sec. racchiude una "Madonna del Latte". (XV sec.) attribuita al Maestro di Eggi. Nella chiesa è conservata anche un antico quadro di San Rocco.

EDICOLA DELLA MADONNA DELLA NEVE
Posta all'esterno delle mura lungo la strada per Castel San Felice risale al XV sec. e quasi sicuramente fu edificata in occasione di qualche pestilenza. Di pianta quadrata con copertura a spiovente si presenta completamente affrescata, sia sulle pareti laterali che sulla volta a botte.

ORATORIO DI SANT'ANTONIO
Sulla strada per Castel San Felice, fuori delle mura, dopo i resti di un vecchio mulino si trova questo piccolo oratorio di proprietà della famiglia Benedetti e posto al piano terra della di una torre colombaia. A pianta quadrata e con soffitto a volta l'interno è decorato con un insolito ornamento a finti tendaggi.

Scorcio

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