La
storia di Spoleto è antichissima ed esistono numerose
testimonianze archeologiche di un insediamento
umano già nell'età del
Ferro.
Nel IV e III sec. a. C. la storia
documenta il contatto e l'influenza
di Roma che nel 241 a. C. fondò a Spoleto
un'importante colonia.
Nel 90 a. C.
Spoleto diviene Municipio Romano "optimo iure" ed
acquista ampi privilegi e diritti.Dopo la caduta dell'Impero
Romano (493 d. C.) Spoleto fu presidiata ed abbellita prima
da Teodorico re dei Visigoti e poi (536) dal bizantino Belisario.
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| Panorama |
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Nel 545 Totila espugnò e devastò la città che
fu poi nuovamente restaurata dal bizantino Narsete.
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| Teatro
Romano |
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Quando poi i Longobardi
invasero l'Italia, Spoleto fu scelta
come capitale di un grande e fiorente
Ducato che si estendeva da Rimini
(sul Mare Adriatico) a Benevento
(nella Regione Campania). L'importanza
del Ducato è testimoniata
anche dal fatto che due suoi duchi,
Guido II e Lamberto II, furono incoronati
re d'Italia e imperatori del sacro
Romano Impero. Dopo i Longobardi
il Ducato di Spoleto passò ai
Franchi dell'Impero Carolingio. Nel
1155 Spoleto venne poi conquistata
e distrutta da Federico Barbarossa.
Seguirono una serie di lotte tra Guelfi
(seguaci del Papato) e Ghibellini (seguaci
dell'Imperatore) e Spoleto fu alla fine
riappacificata dal Cardinale Albornoz
che la assicurò alla Chiesa e
ne fece un importante centro dello Stato
Pontificio. Fu capoluogo della provincia
dell'Umbria, estendendo la sua giurisdizione
fino ad Assisi, Terni, Norcia, Visso
ed Arquata, e significativo centro culturale.
A Spoleto nacquero ed operarono uomini
di cultura, artisti e prestigiosi centri
culturali; ne sono testimonianza importanti
monumenti ed opere d'arte che ancora
oggi danno lustro alla città.Dopo
la parentesi napoleonica, durante la
quale Spoleto mantenne il ruolo di capitale
del Dipartimento del Clitunno, aggiungendo
ai territori già amministrati
quelli laziali della Sabina, tornò sotto
il governo del Papato che durò sino
a quando Spoleto non si unì al
nuovo Stato Italiano (1860).
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In
quest'occasione la città perde
il ruolo di caput Umbriae e, progressivamente,
diminuisce sia la sua importanza politica
che economica, ma non quella di centro
culturale che, dopo l'ultima guerra, è rinvigorita
dalla nascita di importantissime istituzioni:
il Teatro Lirico Sperimentale (1947),
il Centro Italiano di Studi sull'Alto
Medioevo (1952), il Festival dei Due
Mondi (1957) e, in anni più recenti,
la Scuola Europea di Conservazione e
Restauro del Libro e il Centro di Diagnostica
dei Beni Culturali, prossimo all'apertura,
all'interno della grandiosa Rocca albornoziana,
ormai completamente restaurata e restituita
al pubblico godimento; al suo interno
sarà
presto attivo anche il Museo Nazionale
del Ducato Spoletino e il grande teatro
all'aperto nel Cortile delle Armi.
In questi ultimi anni, grazie a ingenti
finanziamenti straordinari, tra cui quelli
del Grande Giubileo, sono stati avviati
ulteriori, considerevoli interventi di
recupero e restauro che stanno restituendo
alla città i suoi principali monumenti
e sono state attivate nuove iniziative
culturali, tra le quali merita di essere
citata l'apertura della nuova Galleria
Comunale d'Arte Moderna a Palazzo Collicola,
il cui allestimento è stato curato
dal prof. Giovanni Carandente, che ha anche
donato alla città la sua pregevolissima
collezione di opere d'arte e un fondo librario.
Questa serie di interventi, oltre a salvaguardare
un imponente patrimonio storico-culturale
porterà nuova linfa al turismo ed
alle attività culturali che sono
ormai le principali risorse economiche
della città.
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| Piazza
S. Agata |
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| Campanile
del Duomo |
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DUOMO
Il maggior monumento cittadino, eretto
in forme romaniche nel secolo XII,
poi manomesso nel '600. ESTERNO:
Ha una maestosa facciata affiancata
da un poderoso campanile del XII secolo
e preceduta da un portico rinascimentale
del 1491-1504. Nell'alto della facciata
a capanna, ornata di rosoncini e arcate
ogivali cieche, si notino i simboli
dei quattro Evangelisti attorno alla
rosa mediana e sopra il grande mosaico "Cristo
tra la Vergine e San Giovanni",
bizantineggiante del 1207. Sotto il portico,
bel portale romanico anteriore al 1198.
INTERNO:
L'interno rinnovato nel '600 è a
tre navate su pilastri con cupola e grande
abside.
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Il pavimento musivo della navata centrale, è in gran parte del
secolo XII. Sopra il portale mediano, busto in bronzo di Urbano VIII
del Bernini. La prima cappella a destra ha nell'abside un affresco "Madonna
e Santi" del Pinturicchio e comunica con un'altra cappella di eleganti
forme rinascimentali, con affreschi del '500. Nel transetto destro, tela
di A.Carracci e alla parete sinistra la tomba del pittore Filippo Lippi,
morto a Spoleto nel 1469, disegnata dal figlio Filippino. L'abside è ornata
di bellissimi affreschi: "Presepio", "Annunciazione", "Transito
di Maria", "Incoronazione", che Filippo Lippi vi dipinse
nel 1467-69 con l'aiuto di scolari. Nella cappella delle Reliquie, nella
navata sinistra, con sculture lignee e tarsie del '500, "Crocifisso" di
A.Sozio del 1187.
PALAZZO ARRONI
Sorge su uno dei lati della piazza dove è anche
murato un sarcofago romano ed è un notevole
edificio del '500, con graffiti sulla facciata
e un bel cortile con ninfeo.
CHIESA DI SAN DOMENICO
Chiesa duecentesca, a bande bianche e rosse,
con semplice facciata e portale gotico sul
fianco destro. Nel vasto interno ad una navata,
alle pareti affreschi del '300 e del '400:
interessanti soprattutto quelli della cappella
a destra del presbiterio degli inizi del
'400; sopra l'altare maggiore, pende dal
soffitto un Crocifisso su tavola, trecentesco;
nel transetto destro, tela di G. Lanfranco
del 1647 e Madonna ad affresco quattrocentesca.
VIA CECILI
Ha inizio dalla piazza Torre dell'Olio; a sinistra
nella via Porta Fuga, si trova la medievale
Porta Fuga o di Annibale, il cui nome ricorderebbe
la rotta subita da Annibale nel suo tentativo
di occupare la città; accanto, emerge
l'alta torre dell'Olio del XII-XIV secolo.
La via Cecili è fiancheggiata da un
tratto delle imponenti mura urbiche primitive
VI-V e III secoli a.C., cui si sovrappongono
strati romani e medievali e abitazioni. Da
esse sporge pittoresca, l'alta abside poligonale
a bifore dell'ex chiesa di S.Nicolò,
trecentesca ad un'ampia navata; è sede
di manifestazioni culturali, con gli adiacenti
ambienti dell'antico convento, ove è anche
la Galleria d'Arte Moderna che raccoglie
opere di artisti contemporanei partecipanti
al Premio Spoleto.
CHIESA
DI SAN GREGORIO MAGGIORE
La chiesa del XII secolo è preceduta
da un portico del '500 ed affiancata da
un poderoso campanile del secolo XII. L'interno è a
tre navate su colonne, con presbiterio
sopraelevato sulla cripta a 5 navate: alle
pareti resti di affreschi del secolo XII
al XV.
PONTE ROMANO, SANGUINARIO
Vi si accede dalla piazza della Vittoria.
Risale all'età augustea ed è a
tre arcate in massi di travertino Abbandonato
nel secolo XIV per il deviamento del
T.Tessino, è rimasto sotterraneo.
CHIESA DI SS.GIOVANNI E PAOLO
Chiesetta romanica del XII secolo, contenente
affreschi votivi dalla fine del secolo
XII al XIV; notevole il "Martirio
di San Tommaso da Canterbury" sulla
parete sinistra, e "Martirio dei
SS. Giovanni e Paolo" nel presbiterio.
CHIESA DI SAN PIETRO
Risale al secolo V; venne ingrandita
nel '200 ed in seguito rimaneggiata.
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| Scorcio |
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La facciata duecentesca si orna di mirabili rilievi del secolo XII; particolarmente
notevoli sono i tre portali ed i rilievi che fiancheggiano il portale
mediano. L'interno fu rifatto nel '700.
PONTE DELLE TORRI
Percorribile a piedi, costituisce una ciclopica
costruzione a 10 arcate, alta 80 metri e lunga 230, che scavalca
il solco del T.Tessino tra il poggio della Rocca ed il Monteluco,
probabile opera di M.Gattapone del XIV secolo.
CHIESA DI SAN SALVATORE
La basilica è un interessantissimo monumento paleocristiano
del IV secolo, rimaneggiato in seguito. La facciata con tre portali,
ora chiusi i laterali e tre finestre dai classici ornati, conserva
gli elementi dell'originaria costruzione. Nell'interno ancora intatto è il
presbiterio con abside semicircolare, mentre manomessi sono i colonnati
delle tre navate.
MONTELUCO
Altitudine metri 804, è la montagna santa di Spoleto; è un masso
rotondeggiante di calcare, rivestito da uno scuro mantello di lecci. Il suo
nome, da lucus cioè "bosco sacro", attesta remote tradizioni
di religiosità, protrattesi poi nel medio evo quando nel VI secolo Isacco
di Antiòchia ed un gruppo di anacoreti profughi dall'oriente vi istituirono
una specie di Tebàide, singolare comunità eremitica che si perpetuò,
pure assai trasformata, sino alla rivoluzione francese. San Francesco nel 1218,
vi fondò uno dei suoi primi conventi. Presso il piazzale a sommo del
monte è il convento di San Francesco. Il luogo fu donato dai benedettini
con una chiesetta intitolata a Santa Caterina d'Alessandria accanto alla quale
San Francesco fondò il convento, con un pozzo d'acqua freschissima e
sette piccole celle che si distinguono per la loro struttura poverissima nelle
pareti e nel soffitto; fu ampliato successivamente dal B.Paoluccio Trinci poi
da San Bernardino da Siena che vi soggiornò nel 1430.
LA FERROVIA SPOLETO NORCIA
Fino al 1943 la ferrovia Spoleto - Norcia vantava
il primato di linea dorsale più importante della rete italiana, snodandosi attraverso
un ambiente eccezionalmente bello e un percorso così caratteristicamente
montano e ardito, tanto da fargli meritare il simpatico appellativo
di "Gottardo dell'Umbria".
La sua storia comincia agli inizi dell'Ottocento,
quando si pose il problema di migliorare i
collegamenti di Spoleto con la montagna di Norcia e la Valnerina. A
partire dal 1830 iniziò la
progettazione della strada nursina, che fu completata tra il 1837 e
il 1854; contemporaneamente si cominciò a pensare ad un linea
ferroviaria che doveva arrivare fino ad Ascoli.
Nel 1896 il Comune di Spoleto affidò il progetto di un primo
stralcio fino a Piedipaterno all'ing. Bezzi, ma i costi di costruzione
si rivelarono superiori alle possibilità del Comune.
Si avviò, allora, un servizio pubblico di autobus, il secondo
in Italia di tal genere; la prima corsa sperimentale
si fece il 2 ottobre del 1902 e, un anno dopo, tre vetture con motore
a vapore De Dion Bouton
assicuravano il servizio, coprendo il percorso
in quattro ore.
Anche tale servizio, però, si rivelò deficitario, sia
per gli alti costi che per la concorrenza dell'analogo servizio a cavallo
e, a seguito di un referendum popolare, nel 1905 la gestione in economia
fu chiusa. Riprese nel 1909, con vetture a benzina, sotto la gestione
della nuova società "Impresa Trasporti per la Montagna".
Il 1905 è anche l'anno nel quale venne affidato all'ing. Carlo
Carosso lo studio per un tracciato ferroviario
che collegasse Spoleto con Norcia e poi proseguisse per Grisciano,
Ascoli e Rieti per arrivare
fino a Roma. Il progetto di massima, da Spoleto
a Grisciano e con trazione a vapore, fu presentato nel 1909 e nel 1912
venne approvato dal Consiglio
Superiore dei Lavori Pubblici.
Il progetto definitivo fu affidato all'ing.
Erwin Thomann, noto per aver progettato la
famosa ferrovia svizzera del Lotschberg, che modificò parzialmente il tracciato, portando
la pendenza sino al 45 per mille, prevedendo quasi 5.000 metri di gallerie
e undici ponti, tra cui quelli di Cortaccione e di Caprarecccia in
muratura e sostituì la trazione da vapore ad elettrica.
I lavori iniziarono nel 1913 e, anche a causa
della guerra, terminarono solo nel 1926, con
un costo intorno ai 50 milioni: il risultato
fu un capolavoro di ingegneria ferroviaria
e di inserimento ambientale, oltre 50 km di
linea elettrica con ben 377 opere d'arte, tra
cui l'arditissimo ponte sul torrente Cortaccione
e tutte le caratteristiche di un tracciato
di alta montagna, dovute non tanto all'altezza
(max 625 m. s.l.m.) quanto alla configurazione
dei territori attraversati.
Migliaia di operai lavorano all'impresa sotto
la direzione degli ingegneri della Società Subalpina
di Imprese Ferroviarie; l'energia elettrica
fu fornita dalla centrale di Papigno; la ditta
Carminarti e Toselli di Milano fornì le
elettromotrici e, finalmente, il 1° novembre
del 1926, alla presenza del ministro Giurati,
il treno inaugurale partì da Spoleto
alla volta della stazione di Norcia. Il servizio
ordinario iniziò il 6 novembre, sotto
la direzione dell'ing. Basler che mantenne
l'incarico fino alla sua chiusura.
Durante la II Guerra mondiale la linea e i
mezzi furono gravemente danneggiati dai tedeschi
in ritirata nel 1944, ma già nell'ottobre
del '45 il servizio riprendeva.
Nel 1950 la Conferenza Internazionale Ferroviaria
decretò l'unicità e la bellezza
della ferrovia, ma già dall'anno prima
si era cominciato a parlare di una sostituzione
con un servizio di autobus.
Nel 1948 l'ing. Basler progettò la diramazione
per Cascia, che avrebbe certamente incrementato
il numero di viaggiatori, ma non fu mai realizzata;
tra il 1955 e il '57 fu rinnovata la linea
e si acquistarono 4 nuove automotrici.
Il destino della ferrovia, però, era
ormai segnato; la concorrenza del servizio
automobilistico si fece sempre più forte
e la notte del 9 luglio 1968, nonostante la
mobilitazione del personale dipendente, di
parte della città, di Italia Nostra,
il ministro dei Trasporti, Oscar Luigi Scalfaro,
firmò il decreto di chiusura. L'ultima
corsa fu effettuata il 31 luglio dello stesso
anno.
Da allora l'attrezzatura della linea è stata saccheggiata,
porzioni del tracciato sono state occupate dall'ANAS, altre dal Comune
di Spoleto per il tracciato dell'acquedotto, alcuni edifici sono stati
ceduti a privati, ma mai si è spento il desiderio e l'impegno
per arrivare ad una riattivazione della ferrovia, a FINI TURISTICI.
La Società Spoletina di Imprese Trasporti ne è una convinta
sostenitrice ed è riuscita a mantenere una sostanziale integrità dei
beni, soprattutto delle parti essenziali per un futuro ripristino.
Nel 1982 il Comune di Spoleto ha fatto redigere agli ing. Vocca e Di
Giacomo un progetto di ripristino da Spoleto a Sant'Anatolia di Narco
e da allora si susseguono iniziative, convegni, ulteriori progetti
e ricerca di partner per conseguire quest'ambizioso obiettivo a cui
la città di Spoleto non intende rinunciare.
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