Secondo
la tradizione il nome di questo borgo deriva da Anatolia, della
ricca famiglia romana Anicia, relegata da un suo persecutore
nel territorio di Tora, presso Bolsena e, dopo peregrinazioni,
conversioni e miracoli, martirizzata ed uccisa presso Rieti,
dove ebbe inizio la sua venerazione estesa poi anche alle Marche
e nel Piceno. I Benedettini ne promossero il culto soprattutto
dopo il ritrovamento del corpo della santa nel X sec. "Narco" deriva
invece da nar/ner di origine mediterranea significante acqua.
L'origine di questo centro risale probabilmente all'epoca preromana.
Infatti nel 1884 l'archeologo Giuseppe Sordini ha riportato
alla luce, nella località il Piano resti di un importante
necropoli, in uso dall' VIII al IV sec. a.C. ricchissima di
reperti.
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| Panorama |
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| Chiesa
di S. Maria delle Grazie |
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Di rilevante interesse sono una kilix
(coppa per libagioni) ed una oinokoe
(brocca per il vino ora esposta ad Oxford)
riferibili all'arte greca arcaica. Parte
del materiale ritrovato si trova nei
Musei Archeologici di Perugia e Firenze.
La continuità ed antichità di
questo insediamento, fiorente in epoca
romana, sono inoltre attestate da epigrafi
funerarie ritrovate nella chiesa di Santa
Maria delle Grazie di età imperiale.
Comunque di questi insediamenti e dello
stesso castello tardo antico non restano
tracce. Sono solo le fonti storiche a
testimoniare la preesistenza di un Castello
di Narco distrutto dagli Spoletini che
poi lo riedificarono con il nome di Sant'Anatolia,
alla fine del XII sec. imponendo la loro
giurisdizione ed inserendolo nel proprio
distretto fin dal 1361. Il diretto intervento
di Spoleto dimostra la particolare importanza
strategica di questo luogo, posto a controllo
di un importante nodo stradale lungo
l'antica Valnerina sul punto di confluenza
delle vie montane del Coscerno.
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L'importanza di questa località fu anche religiosa e legata
alla diffusione del cristianesimo nella zona soprattutto tra
il '200 ed il '300 quando l'antica pieve di Santa Maria di Narco
divenne il principale centro religioso della Valdinarco dal quale
dipendevano ben 26 edifici religiosi tra chiese, cappelle oratori,
monasteri. A ciò si deve aggiungere che questa località era
piuttosto famosa nel tardo Medioevo per i suoi cavadenti: molti
dei dentisti e cerusici operanti a Roma nel periodo rinascimentale
infatti erano originari della Valdinarco. Nel XIV sec. il comune
di Sant'Anatolia è coinvolto in contese territoriali con
le vicine comunità di Caso e Scheggino soprattutto perchè quest'ultimo è prevalentemente
guelfo e filospoletino quindi contrapposto a Sant'Anatolia dove
sopravvive lo spirito ghibellino dell'antico castello. Comunque,
a prescindere da isolati episodi di ribellione (1522) questa
località rimase sempre sotto il dominio di Spoleto almeno
fino a tutto il sec. XVIII. assumendo però, dopo la restaurazione
pontificia, ruolo preminente fra i comuni della zona. Nel 1827
il governatorato di Spoleto inserì Sant'Anatolia fra le
5 sedi podestarili istituite mentre nel 1927 il Comune di Sant'Anatolia
viene aggregato ai comuni di Vallo e di Scheggino, oltre al comune
di Spoleto: questi tre comuni, superstiti dell'antica Valdinarca,
riacquistarono la loro autonomia nel 1930.
CHIESA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE
Situata presso la porta di levante, lungo
la via per Scheggino, un tempo era un'edicola rurale è caratterizzata
da tre diverse fasi di costruzione peraltro riconoscibili
perchè rispettivamente corrispondenti all'edicola,
alla parte presbiterale alla navata con le nicchie laterali.
La facciata offre un interessante esempio di interpretazione
artigianale del linguaggio formale rinascimentale. Sul portale
sono visibili il monogramma di cristo e la data di costruzione:
1575. E' stata chiesa parrocchiale fino al 1690. INTERNO:
All'interno, sull'altare maggiore una Madonna tra i SS. Giacomo
e Antonio abate affresco databile XV sec. e riferibile al
Maestro di Eggi; gli altri affreschi contemporanei alla chiesa
sono attribuiti a Piermatteo Piergili, allievo dello Spagna.
Interessante il grande Crocefisso ligneo del XVI sec. proveniente
dal convento di Santa Croce.
STRUTTURA URBANISTICA ED ARCHITETTONICA DEL CENTRO
La tipologia è del castello di
pendio con muro di cinta ellittico aperto
con tre porte antiche, due delle quali
a levante (verso monte) ed una a ponente.
Al suo interno alcune case del XIII sec.
sono tuttora conservate ed altre sono
state ricostruite nei secoli seguenti,
specialmente nel XVI e XVII sec. dando
origine in alcuni casi a palazzetti gentilizi,
come la casa con portale a due finestre
in pietra posta sulla via interna principale.
Esternamente al muro di cinta a meridione è sorto
il convento francescano di santa Croce
e, in epoca recente
si sono sviluppati, in modo caotico e
disomogeneo il nuovo abitato con alcuni
servizi (uffici, poste, scuole). A ciò si
deve aggiungere che la strada attuale
non facilita la comprensione dell'ambiente
e del suo rapporto con gli interventi
antropici il cui equilibrio è ben
più evidente se si cammina sulla
vecchia strada che sopraelevata segue
l'andamento naturale del Nera.
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| Torre
Capanaria |
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CHIESA DI SANTA MARIA DI NARCO
E' l'antica pieve, più volte ricostruita
e situata dentro il castello. Oggi risulta
in totale abbandono e andrebbe restaurata in
modo da riportare in luce la ricca decorazione
a fresco del XV-XVI sec.
EX CONVENTO DI SANTA CROCE
Sulla via per Scheggino si trova anche questa
chiesa con l'annesso ex-convento francescano
la cui edificazione risale forse al '200
o al '300. Anche la chiesa, nonostante
abbia subito radicali e profonde trasformazioni,
a giudicare da alcune parti superstiti
(il campanile a vela), risalirebbe al XIII
o XIV sec. Nel 1610 Cesare Cardini ricostruì il
complesso ponendolo sotto la protezione
della Basilica Lateranense. Secondo L.
Jacobilli qui sarebbe vissuta nel XIV sec.
una Beata Cristina terziaria francescana.
CHIESA DI SANT'ANATOLIA
Eretta nel XIV sec. sine cura alla fine del
XVII sec; divenne chiesa parrocchiale.
Nel tempo ha subito diversi rifacimenti
e dalle pareti affiorano interessanti affreschi
di fattura locale del XIV-XV sec., ora
sotto scialbo.
CASA COMUNALE
Edificio settecentesco con scala esterna
e due ingressi al di sopra dei quali si
trovano due stemmi del Comune di Spoleto
ed un affresco.
CASA DUCARI
Posta in via di Mezzo decorata con affresco
raffigurante la Madonna con Bambino datato
1474, ma molto rovinato.
PALAZZO BUFALINI
Già del cardinale Poli una volta parroco
di Sant'Anatolia che aveva lasciato qui ricchi
arredi oggi scomparsi.
CASO
Il tessuto urbanistico del centro è composto da due nuclei: uno compatto
conserva parzialmente la cinta muraria ed una delle porte ed è ricchissimo
di tipici elementi architettonici (portali, sottopassi ad arco etc.); l'altro
nucleo esterno è costituito da edifici agricoli.
CASTELLO D'ELSA
Una leggenda locale narra dell'esistenza di una grotta nella quale si troverebbe
nascosto il più classico dei tesori: la chioccia con dodici pulcini
d'oro, prezioso pezzo di oreficeria longobarda del VII sec. conservato però nel
Museo del Duomo di Monza.
CASTEL SAN FELICE
Il primo insediamento fu forse edificato come monastero nel VI sec. da S.
Mauro di Siria e dedicato al figlio Felice, divenuto poi santo.
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| Chiesa
di S. Felice di Narco |
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La tradizione popolare racconta che la gente chiese ai due santi che
vivevano nella zona di essere liberata da un drago che con il fiato rendeva
insalubre l'aria. I due santi, armati di bastone uccisero la bestia e
San Felice conficcò il bastone in terra che subito si ricoprì di
foglie. E' chiaro che si tratta di una metafora della bonifica del territorio
un tempo paludoso mentre il drago che esce dalla grotta rappresenta il
fiume Nera. Comunque la storia di questo insediamento è suddivisibile
in tre fasi successive: la prima di tipo eremitico testimoniata dalle
numerose grotte poste lungo il fiume; la seconda identificabile con la
costruzione della chiesa di San Felice di Narco e la terza coincidente
con il castello. L'impianto urbano è tipico dei castelli arroccati
sulla sommità di un colle con ripide strade anulari concentriche
intersecate da strade radiali.
CHIESA DI SAN FELICE DI NARCO
Fu centro religioso di grande importanza come priorale e collegiata, prestigio
testimoniato oltre che dalla mole dell'edificio da due manoscritti miniati
del XII sec. con leggende di santi venerati nello Spoletino e provenienti
da questa chiesa, oggi conservati nella Biblioteca Capitolare di Spoleto.
In uno dei due volumi si trova la notizia che la chiesa fu costruita nel
1190 come rifacimento di un edificio preesistente realizzato dai benedettini
dopo la bonifica delle circostanti paludi. La facciata costituisce un esempio
interessante di tardo romanico spoletino su modello della chiesa di San Salvatore
a Spoleto. Il rosone con i simboli evangelici ed i sottostanti rilievi raffiguranti
storie di San Felice che uccide il drago e resuscita il figlio della vedova,
insieme ad un Agnus Dei del timpano il cui sguardo indicherebbe il luogo
dove è sepolto un tesoro, costituiscono esempi tra i più interessanti
della scultura umbra. All'estremità superiore dei muri laterali è caratteristico
il rialzo in conci forato da archetti con funzione protettiva del tetto.
All'interno nella cripta viene conservato il sarcofago con il corpo di san
felice mentre particolarmente interessanti sono gli affreschi del XV sec.
IL PIANO
In questa località scomparsa dalle carte geografiche, nel 1884 Giuseppe
Sordini scoprì i resti di una ricca necropoli del VII sec; a.C..
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| Chiesa di S. Arcangelo |
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I pochi ritrovamenti effettuati, tra cui un
interessante scudo rotondo in lamina bronzea, un'anforetta e alcune
fibule in metallo, furono in parte acquistati dal Museo Archeologico
di Firenze ed in parte confluirono nel Museo Archeologico di Perugia.
GAVELLI
Castello tardomedievale dominato dalla chiesa di Sant'Arcangelo
e dai resti del cassero.
CHIESA DI SANT'ARCANGELO
La chiesa attuale fu ricostruita nel Quattrocento sui resti di
una chiesa molto più antica. L'antica ricchezza della chiesa è testimoniata
dai numerosi, interessanti affreschi del XV sec. che decorano le
nicchie interne oltre che dalle particolari tele del XVIII sec.
e dagli arredi finemente cesellati e scolpiti.
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GROTTI
Il nome deriva dalla morfologia del territorio
e dalla ricchissima tradizione eremitica.
CHIESA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE DETTA DELL'ADDOLORATA
Edificio del XIV sec. La distribuzione caotica
ed irregolare dell'ambiente riflette l'uso dell'edificio come oratorio
di confraternita che testimonia la vita religiosa e monastica in ambito
rurale tra il Quattrocento e Cinquecento.
COLLE DI CAMPOFOGLIO
Eccezionali presenze zoologiche contribuiscono
notevolmente all'interesse naturalistico e culturale del gruppo montano.
Tra queste ricordiamo: l'aquila reale, la coturnice che sopravvive
grazie ad un'oasi di protezione, il gatto selvatico, l'istrice, il
cinghiale ed il lupo da cui derivano alcuni toponimi della zona come
ad esempio Campo cinghiale o Passaggio dell'Orso a testimonianza
della presenza di questo mammifero nella zona.
FONTE E PIANI DELL'ETRICA
Il nome deriva dalle distese di erica che ricoprono
questo luogo insieme ai tradizionali pascoli.
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| Chiesa
di Santa Cristina |
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FOSSO DEL MIRACOLO
Ripidissimo canalone d'erosione il
cui nome deriva da un "miracolo" accaduto
ad un pastore che precipitando nell'orrido
con il gregge sarebbe rimasto illeso
dopo una rovinosa caduta di mezzo
chilometro tra rocce aguzze.
MACCHIA CERASA
Splendido esempio di faggeto secolare.
CHIESA DI SANTA CRISTINA
Piccolo ed elegante edificio romanico
in pietre conce con portale arcuato,
monofora e campanile a vela. Interno
a navata unica ricoperta da capriate
con abside. Pareti interne affrescate
riccamente (sec; XV-XVI) con motivi
tipici del linguaggio popolare e
opere di artisti largamente impiegati
in Umbria (Maestro di Eggi e lo Spagna).
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