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Presentazione e Storia
Il Comune di Norcia fa parte del Bim "Consorzio Comuni Bacino Imbrifero Montano del Nera e Velino"; tale area offre all'utente infomazioni relative al Comune in questione e rende possibile la conoscenza del territorio anche sotto l'aspetto turistico.
Storici e cronisti hanno creduto di identificare Cascia con la romana Cursula, citata da Dionigi di Alicarnasso posta in prossimità di Rieti. Al contrario l'origine preromana, vaso villanoviano, di questo luogo è incerta, nonostante la grande quantità di reperti preromani rinvenuti nelle località limitrofe come Monteleone e Norcia. La confluenza di importanti itinerari e schemi viari radiali, (da nord provengono l'antica via per Forca Vespia di collegamento con Norcia attraverso la Piana di Avendita, da sud arrivano le antiche vie di collegamento con Rieti attraverso Monteleone ed il Piano di Forca di Chiavano), deve aver spinto le popolazioni italiche prima, bronzetto votivo, ed i romani poi, tempio romano di Villa S. Silvestro, a trasformare questo luogo in un importante polo politico, economico, militare e religioso anche rispetto ai territori circostanti.
Panorama
Antica Carta
Il nome trae origine da Norsa dea etrusca della fortuna o secondo altra versione da Urso antico edificatore della città. La conca di Norcia, fondo di un lago pliocenico, fu abitata già nel neolitico come dimostrano numerosi reperti ritrovati nella zona, ritenuti fra i più antichi di tutta l'Umbria. La vasta necropoli ritrovata nel piano di Santa Scolastica e la copiosa suppellettile scavata nel Santuario di Forca d'Ancarano, dimostrano la continuità degli insediamenti anche nell'età dei metalli. Tra il IX ed il I secolo a.C., Norcia svolse il ruolo fondamentale di punto di incontro delle varie etnie del mondo peninsulare italico e fu centro di attività economiche basate sulla pastorizia, allevamento e commerci. Per questo gli etruschi prima, ed i sabini poi, si insediarono nella zona stabilendovi il loro presidio più settentrionale. Nel secondo secolo fu municipio romano; nell'alto medioevo subì le invasioni barbariche e risentì della decadenza generale.
Nel XIII secolo divenne Comune ed iniziò la sua espansione territoriale. Nel 1227 con l'aiuto di truppe di Federico II, occupò la rocca di Presenzano nella Valle Campiano e la distrusse: si iniziò così lo smantellamento del potere della abbazia di Sant'Eutizio che si concluse nel 1259 con la cessione di Collescille da parte dell'abate Teodino II. Nella seconda metà del secolo XIV predomina su tutto il territorio. Fu Comune guelfo, fedele alla Chiesa ed ebbe rapporti esterni col Comune di Spoleto. Nel 1438 una parte del territorio fu occupato da Francesco Sforza; ma l'episodio più grave fu certamente la guerra triennale contro Spoleto nel 1457 che portò i nursini a scontrarsi con il futuro Papa Paolo II e con buona parte delle corti italiane del tempo, corse in aiuto della Chiesa: dagli Sforza al Malatesta, dai Varano al Re di Napoli. Dopo una strenua resistenza, la città fu piegata e costretta ad accettare per la prima volta un governatore ed una rocca entro le mura. Agli inizi del XVI secolo il controllo della Chiesa si fece più pesante: Giulio II mutò la forma di governo e nel 1506 impose la figura del Commissario Papale al posto del Podestà. Particolarmente travagliati furono gli anni del Sacco di Roma: Sciarra Colonna tiranneggiò la città, Preci nel 1528 fu rasa al suolo per ribellione; la situazione divenne così pesante da spingere gli stessi nursini a chiedere la protezione diretta del Papa e del Legato di Perugia. L'istituzione della Prefettura della Montagna sotto Pio V nel 1569, rinverdì gli antichi splendori della città che divenne capoluogo di uno staterello a cavallo tra Marche ed Umbria, iniziando una fase storica certamente più tranquilla e pacifica delle precedenti. Dal 1809 al 1814 fu annessa all'impero francese e compresa nel Dipartimento del Trasimeno, con il titolo di sotto prefettura. Con la Restaurazione fu delegazione apostolica di Spoleto e subdelegazione di Norcia. La città era suddivisa in otto guaite, che corrispondevano al numero delle porte; in ogni guaita era un caporione che poteva percepire alcuni tributi; il contado fu suddiviso in circoscrizioni, sindacati, capeggiate da un sindaco. Fu istituita la Grascia o Abbondanza, a cui sovrintendevano due "abbondanzieri"; furono istituiti i collegi delle Arti e fu creata una zecca dove si coniavano monete d'oro di argento e di rame; fu istituito anche l'Ufficio di Podestà. I successivi moti e guerre d'indipendenza toccarono la città marginalmente e solo alcuni nursini vi parteciparono attivamente. Il XIX secolo fu caratterizzato da sventure che indebolirono l'economia locale: una carestia nel 1854, un'epidemia di colera nel 1855 e l'ennesimo disastroso terremoto del 1859. Tali eventi accompagnarono l'annessione plebiscitaria della città al Regno d'Italia nel 1860 ma il nuovo clima politico, la fervida fede nella scienza e nel progresso non furono sufficienti a risolvere i gravi problemi locali, primo fra tutti la miseria. La diffusa povertà all'inizio del XX secolo, spinse 500 nursini ad emigrare verso il Nord America in cerca di fortuna, anche se arrivò in città la luce elettrica e fu inaugurato il primo servizio pubblico in Italia di automobili a vapore tra Spoleto e Norcia.. La città pagò il suo tributo in vite umane ai due conflitti mondiali e conobbe la durezza della lotta partigiana, la ritirata tedesca e la liberazione da parte degli alleati nel giugno '44.

PERSONALITA'
SAN BENEDETTO: le cui notizie sono state tramandate soprattutto da Gregorio Magno, nasce a Norcia nel 480 da famiglia agiata e qui vi trascorse l'infanzia; iniziò gli studi giuridici e letterari a Roma, ma disgustato dai dissoluti costumi locali, si ritirò a vita solitaria sui Monti di Subiaco. Dopo un'infelice esperienza di vita comune a Vicovaro, ritornò dapprima a Subiaco, dove fondò cenobi di tipo orientale, prevalentemente contemplativi, poi si portò a Cassino, dove nel luogo già occupato da un tempio pagano, edificò il monastero che costituirà il modello di tutte le abbazie benedettine. Per questo Monteccasino fu costruito secondo la regola di San Benedetto, che accanto alla preghiera imponeva una nuova concezione del lavoro, manuale ed intellettuale e tendeva alla completa indipendenza della comunità sul piano della produzione "Ora et Labora". Su queste basi i monasteri benedettini, divennero per secoli centri di potere economico e fonti di espansione di cultura. SANTA SCOLASTICA: è sorella gemella di S.Benedetto.

STRUTTURA URBANISTICA ED ARCHITETTONICA DEL CENTRO
La città che sorge ai margini del piano di Santa Scolastica, risale al periodo romano di cui conserva la struttura d'insieme tipo "castrum". Nel periodo medievale fu cinta di mura fortificate, ma nonostante ciò fu oggetto di continue scorrerie che non la risparmiarono e fu più volte distrutta e riedificata. In età comunale fu rafforzata la cinta muraria e vennero costruiti otto torrioni di guardia corrispondenti ad altrettanti accessi alla città. In questo periodo fu introdotta la ripartizione urbanistico amministrativa in otto guaite, corrispondenti al numero delle porte principali. Sorsero numerosi edifici nobiliari, chiese e monasteri: il Palazzo Comunale, San Benedetto, Sant'Apollinare, San Feliciano, Sant'Agostino, San Francesco, Santa Caterina, il Monte di Pietà etc.. Il tragico terremoto del 1328 distrusse quasi totalmente la città medievale che venne ricostruita sulle poche rovine rimaste ma che fu gravemente danneggiata di nuovo nel successivo terremoto del 1703. La costruzione sotto l'Albornoz della Castellina nell'area centrale, incorpora in parte la preesistente Santa Maria Argentea, che venne nuovamente edificata sulla stessa piazza. Al contrario i borghi, Colle di Meo, Ser Luca, Del Torrione, Della Sportella, non furono più riedificati dopo il terremoto. Nonostante questi successivi episodi di ricostruzione, la Piazza S.Benedetto, corrispondente al luogo dove sorgeva il foro romano, rimase sempre il vero fulcro della vita urbana essendo il luogo dove si affacciavano i principali edifici politici da dove si amministrava la città, e religiosi. Su questa piazza si svolgevano i mercati settimanali, i commerci quotidiani, e le fiere annuali; i notai vi piazzavano i tavoli per la stesura dei rogiti, la giustizia vi innalzava il palco di pena; la chiesa vi svolgeva le processioni ed il priore i giuochi. Nei rioni invece erano distribuite le residenze e le attività commerciali ed artigianali. In particolare queste ultime erano concentrate nella zona compresa tra Porta Massari e Porta del Colle, dove si trovavano le botteghe dei maniscalchi e fabbri. A monte della piazza si trovavano le abitazioni di prestigio e gli edifici nobiliari tuttora visibili, allineati lungo gli assi viari trasversali: Via Vespasiana Polla, Via Anicia e Via dei Priori che univa Porta San Luca alla Piazza centrale prima dello sventramento ottocentesco di Corso Sertorio. La frequenza degli episodi sismici ha introdotto particolari accorgimenti costruttivi in tutta l'edilizia locale. Ad esempio nell'edilizia nobiliare i muri del piano terra sono a scarpata e si ha in genere un solo piano rialzato. Tuttavia un certo gusto ha dato luogo a strutture architettoniche molto gradevoli e piene di carattere, abbellite da ornamenti a stucco, in pietra nei portali o nelle cornici di finestra, o in ferro battuto in balconate alla spagnola ed in cancelli. Tipico nell'urbanistica nursina è il rione più alto detto "Capo la Terra", ancora oggi abitato da agricoltori e pastori, dove sono presenti numerose stalle ed una tipologia di case a schiera semplici e doppie, con stalla a piano terra ed abitazione ai piani superiori. Altri edifici del XVI e XVII secolo ancora visibili sono il Collegio degli Scolopi presso Porta Ser Luca, il Convento dei Filippini e la Chiesa del Sacramento. La città nuova si espande oggi fuori della cinta muraria verso la Piana di Santa Scolastica o fuori Porta Romana.

BASILICA DI SAN BENEDETTO
Di patronato comunale fu eretta sull'area dove si trovava la precedente chiesa altomedievale e dove, in epoca romana, si trovava un edificio di carattere pubblico, rinvenuto nel 1910 riconosciuto come la casa dove il Santo ebbe i natali. Sostituito l'edificio da un'edicola, i monaci di Sant'Eutizio in Valcastoriana, ne ebbero il possesso e l'ampliarono costruendo il monastero che nel 1369 passò ai Subiacensi poi nel 1484 ai Celestini e dopo la soppressione napoleonica nel 1821 fu adibito a palazzo vescovile. La chiesa è stata dichiarata Basilica nel 1966 da Papa Paolo VI. Le strutture romaniche, gotiche e quindi barocche evidenziano le successive riedificazioni subite dalla chiesa. Sia la facciata che il portale laterale murato e la base del campanile appartengono alla fine del XIV secolo mentre la facciata a capanna, anch'essa del XIV secolo,mostra uno schema architettonico di larga diffusione locale, visibile anche nelle chiese di Sant'Agostino e San Francesco sempre a Norcia: risulta suddivisa in due parti da una cornice originariamente decorata con tarsie multicolori e delimitata sui due lati da lesene pilastro. La parte superiore è frutto di un restauro successivo al terremoto del 1859.

Basilica di San Benedetto
Il portale è decorato da fasci di colonnine, sormontato da una lunetta riproducente una "Madonna con bambino" ed affiancato da nicchie in cui sono collocate le statue di San Benedetto e Santa Scolastica. Pregevole il rosone attorniato dai simboli dei quattro Evangelisti. Gli anelli visibili sulla facciata servivano a sostenere i pali offerti dai castelli del Comune nel primo giorno di primavera, festa del Patrono e solo da qualche anno, sono tornati ad avere questa antica funzione.
L'attuale interno a croce latina, con abside poligonale in cui è posto il crocefisso del '500 e calotta all'incrocio del transetto, risente del restauro settecentesco. Con i restauri degli anni '50 è ricomparso l'antico arco trionfale del trecento, unico superstite della navata gotica. Le pareti laterali sono decorate di numerose tele ed affreschi tra cui la pregevole "Madonna con Bambino e Santi" di Vincenzo Manenti del XVII secolo posta sul transetto destro, la "Resurrezione di Lazzaro" di Michelangelo Carducci e "San Benedetto e Totilia" di Filippo Napoletano del XVI secolo. La parte più interessante del monumento è la cripta posta sotto la metà della navata e ritenuta dalla tradizione la casa natale dei due Santi gemelli, Benedetto e Scolastica. Le ricerche archeologiche condotte, hanno consentito di riportare alla luce, sotto la chiesa e l'ex monastero, i resti di tre ambienti appartenenti ad una vasta costruzione del I e II secolo d.C. con fondazione a sacco e muri in "opus reticolata" il cui spiccato stabilisce il piano di livello della fabbrica romana; questo ambiente absidato di pianta quadrata, parte di un edificio romano del I secolo d.C., fu trasformato in oratorio il cui piano fu abbassato nel terreno di fondazione per impostare l'edificio soprastante. Oggi l'ambiente della cripta appare suddiviso in tre navatelle coperte da una volta a sesto ribassato, mentre i pilastri ed i capitelli delle navate sono rozzamente scolpiti. Il pavimento è ripartito da fasce con sette formelle geometriche del XIV secolo; una porticina munita di cancello immette nella contigua area archeologica.
DUOMO, SANTA MARIA ARGENTEA
Il nome deriva dall'omonima pieve demolita nel 1554 per far posto alla Castellina. Secondo la tradizione San Feliciano vescovo di Foligno e primo evangelizzatore di Norcia, nel III secolo consacrò un tempio pagano prospettante sul Foro, la così detta Basilica Argentea e qui organizzò la prima comunità cristiana. Giulio III volle che la nuova chiesa fosse costruita il più vicino possibile alla vetusta Matrice e ciò comportò l'abbattimento di molte abitazioni della zona. La facciata fu realizzata dagli stessi maestri impegnati nella costruzione della vicina fabbrica del Vignola ed è ornata dal portale con imposte lignee del 1576 e dal sovrastante finestrone tondo cieco. E' divisa in tre navate con presbiterio poligonale affiancato dalle cappelle della Misericordia e di San Giuseppe.Rimaneggiata tre volte è comunque organizzata nel rispetto dei disegni forniti dall'arch. milanese Gaetano Maggi nel 1755, il quale ornò le pareti con stucchi, rimossi solo pochi anni fa.
Duomo S. Maria Argentea
Restano oggi le mensole del soffitto e le due nicchie gemelle in una delle quali si trova la fonte battesimale scolpita da un maestro locale nel XVII e XVIII secolo. Degno di nota l'affresco cinquecentesco della "Madonna della Misericordia con il bambino ed i SS. Benedetto e Scolastica", un'immagine venerata in cui è riprodotto San Benedetto che tiene in mano Norcia, icona divenuta simbolo della città.

PORTICO DELLE MISURE
Fu addossato alla fiancata destra della chiesa verso il 1570 per volontà del Comune e delle autorità ecclesiastiche, nonostante le vive rimostranze dei monaci benedettini, con lo scopo di creare una sorta di mercato coperto dei cereali, cui erano destinate le misure in pietra tuttora visibili, alcune provviste di spatole metalliche appese al muro. I recipienti provengono dal distrutto palazzo podestarile e furono riadattati al nuovo sistema metrico decimale nell'800.

CHIESA DI SANT'AGOSTINO - ESTERNO:
La chiesa ha davanti a sé un breve slargo e sul fianco destro l'inizio di un ampio recinto, già orto degli agostiniani presenti a Norcia già nel 1281. La facciata a capanna è rivestita da una liscia cortina in pietra solo nella metà inferiore dove si apre il portale a sesto acuto con fasci di colonnine, capitelli e ghiera ornati a motivi vegetali. La parte superiore è intonacata. La lunetta che sovrasta il portale rappresenta i "Santi Nicola da Tolentino", la "Madonna con bambino al centro e Sant'Agostino". La cornice gotica posta a coronamento dei fianchi, marca l'altezza originaria dell'edificio che comunque ha subito rimaneggiamenti successivi.

Portico delle Misure
Il campanile è a vela con tre campane e sostituisce un campanile medievale più imponente, crollato con il terremoto del 1703.

INTERNO:
E' ad una unica navata coperta da travature lignee. Il presbiterio fu completamente ricostruito dopo le rovine del XVIII secolo, mentre verso la fine del XVII secolo furono eretti gli altari lignei ed il coro con il magnifico organo. Pregevoli il ciclo di affreschi che decorano la controfacciata, restaurati nel 1992, appartenenti alla stessa bottega del XV secolo. L'altare al centro dell'abside proviene dalla chiesa di San Benedetto da cui venne rimosso in seguito all'ultima riforma liturgica e qui ricomposto.
Chiesa di San Francesco
CHIESA DI SAN FRANCESCO
Si tratta di un edificio del XIV secolo frutto di una trasformazione di San Bartolomeo, chiesa sorta sui resti di un piccolo convento dove si stabilirono nel XIII secolo i frati minori francescani. Essa fu costruita con molta eleganza e misura, tanto da essere, nonostante i ripetuti danni subiti, l'edificio gotico più interessante di tutta la montagna.

ESTERNO:
La facciata ed il fianco sono saldati ad angolo vivo e senza la cesura delle paraste, soluzione tipica nei contemporanei edifici di San Benedetto e Sant'Agostino, la sfasatura fra la cornice della facciata e quella del fianco dipende dalle diverse proporzioni delle aperture;il portale con profonda strombatura ed il rosone dai contrasti chiaroscurali, sono le uniche decorazioni della liscia cortina in pietra.
INTERNO:
Ad una unica navata era coperto da una volta ogivale di cui restano poche tracce sulla parete interna della facciata. Originariamente la navata terminava con un'abside ora chiusa, le nicchie sono decorate con affreschi degli inizi del XVI secolo, "Gloria di Sant'Antonio di Padova" del 1501 attribuito a Giovanni Battista da Norcia e "Madonna in trono con Santi" del 1510.

CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA
ESTERNO:
E' posta a ridosso delle mura castellane presso la porta omonima nella guaita di "Capo la terra". Pur essendo ignote le sue origini questo edificio è antichissimo e la chiesa attuale è il risultato di profonde trasformazioni, causate soprattutto dai ripetuti terremoti del XVIII secolo unite ad altre ristrutturazioni isolate. La facciata in cortina di pietra conce, è delimitata da una cornice che segna il rifacimento settecentesco della parte superiore. Vi si apre un portale a sesto acuto del XIV secolo decorato da fiori di cardo e fogliami che immette nella navata maggiore ed è sormontato da una decorazione a rosoncino.
INTERNO:
L'accesso attuale è sul fianco destro, l'interno è suddiviso in due navate di differente ampiezza. Per motivi statici le tre arcate divisorie furono tamponate tranne la prima lasciata come passaggio. Pregevoli gli affreschi cinquecenteschi e le tele del XVII secolo.

PALAZZO COMUNALE, PALAZZO DEI CONSOLI, PALAZZO DEI PRIORI - ESTERNO:

La sua datazione risale al XIII secolo. L'aspetto odierno è risultato del rifacimento portato a termine nel 1876 dal perugino Domenico Mollajoli, progettista anche del Teatro Civico. Si debbono a lui l'intero prospetto superiore distrutto dal terremoto del 1859, composto da quattro grandi finestroni a sesto tondo, affiancati da colonne ed intercalati da lesene in pietra bianca e rosa; i leoni in marmo di fattura canoviana e la scalinata esterna in sostituzione delle preesistenze del XVII secolo. Anche la torre con l'orologio è un rifacimento successivo al terremoto del 1703 che la distrusse completamente mentre l'elegante portale ai piedi della torre si rifà ad un modello preciso tratto "dall'Extraordinario libro di architettura" di Sebastiano Serlio e fu posto in loco nel 1582 dal Maestro Benedetto di Paolo da Como e terminato da Francesco Marinucci da Norcia.

Palazzo Comunale
Nei locali che si aprono sotto il portico furono ospitati l'archivio, la "grascia" o annona e la gabella di piazza. La porta fu risparmiata nel contrafforte settecentesco con una felice soluzione.
INTERNO:
Interessante è la visita della Sala del Consiglio che occupa l'intero fronte del palazzo ed un tempo ospitava l'assemblea in cui si dibattevano le questioni di interesse pubblico e si votavano le delibere. Degli affreschi di vita nursina che ornavano le pareti laterali della sala, non è rimasto nulla; oggi restano solo i sei stalli lignei cinquecenteschi del priore e dei consoli ed un orologio collegato a quello della torre del 1705 oltre a tre stemmi quattrocenteschi del Comune. Il soffitto a cassettoni ed il pavimento, sono stati recentemente restaurati. Di seguito si può visitare la Sala Sertoriana e dei Quaranta Conservatori della Pace, un connesso istituito nel 1532 dal Cardinale de' Medici. Sulle pareti laterali splendidi arazzi del XVIII secolo realizzati con finte essenze vegetali con allegorie delle quattro parti del mondo. Da questa sala che un tempo ospitava l'archivio segreto, si accede alla vicina Cappella dei Priori, struttura settecentesca con altare in stucco che un tempo conservava il ricco reliquario gotico con il dente di San Benedetto portato in processione per le vie di Norcia.
La Castellina
LA CASTELLINA - ESTERNO:
La Rocca che occupa l'intero lato occidentale della Piazza San Benedetto, non fu mai un vero e proprio fortilizio quanto piuttosto una sorta di residenza fortificata ad uso dei governatori apostolici. La sua costruzione fu determinata dal cruento tumulto del 1554 e lo stesso anno Giulio III incaricò del progetto Jacopo Barozzi detto il Vignola il quale si recò sul posto il 28 agosto 1554 e alla presenza del governatore e dei consoli tracciò la pianta. L'edificio è formato da un piano terra e da un piano nobile. La pianta è quadrata con baluardi angolari fortemente scarpati e sghembi alla base, in cui le ragioni militari sono sommate alle ragioni antisismiche.
Il complesso è solido ed omogeneo nel suo isolamento e tutto il corpo è fasciato da una cordonatura al di sopra della quale si aprono le finestre munite di robuste inferiate. Il portale aperto sulla piazza è circondato da una bugnatura e sormontato da tre stemmi. Ai lati sono sistemati due leoni che già ornavano la cripta di San Benedetto. Gran parte dei materiali lapidei usati provengono da edifici distrutti anche antichi.

INTERNO:
Oltre la porta principale si apre un piccolo atrio su cui si affiancano tre porte: quelle laterali immettono nelle ex cancellerie; quella centrale immette con il cortile chiuso da un quadriportico di dodici archi che sostengono il ballatoio coperto da tettoia. Sotto le volte a vela, si aprono delle porte cinquecentesche della cancelleria criminale, delle prigioni, delle scuderie, degli alloggi della guarnigione. Sulla piccola fontana è collocata la statua composta da due frammenti romani eterogenei che la tradizione indica come Vespasiana Polla Nursina e madre dell'Imperatore Vespasiano. Sull'ala nord, una doppia scalinata immette sia ai locali seminterrati che al piano nobile. Quest'ultimo ospita uno splendido museo diocesano dal 1967; da queste sale si arriva alla Cappella, una piccola stanza quadrata precedente la torre sud, recentemente restaurata e completamente affrescata.

EDICOLA, TEMPIETTO
E' una piccola costruzione rinascimentale, ispirata a forme romane classiche, posta all'angolo dell'omonima Via del Tempietto. Due arcate, una per faccia, in travertino, poggiano su un basamento bugnato. Essa fu edificata come testimoniato dall'iscrizione nel 1354 e scolpita da Vanni Tuzi con i simboli della Passione, accostati ad insoliti motivi geometrici, zoomorfi e antropomorfi. Dalla ricca decorazione ad affresco all'interno, oggi rimane solo una deperita "Madonna con bambino": Le aperture originarie erano chiuse da inferiate.

TEATRO CIVICO
Già esistente anche se molto piccolo nel XVII secolo, fu ricostruito completamente e con dimensioni dignitose nel 1872, da Domenico Mollaioli con sala a ferro di cavallo, tre ordini di palchi, loggia, palcoscenico distrutto da un incendio nel 1952, e nel 1994 completamente restaurato e ricostruito al suo interno in modo più funzionale e moderno.

CHIESA DI SAN LORENZO
Posta dietro il Duomo, fu Oratorio della confraternita omonima e sulle pareti presenta numerose epigrafi romane. Per la sua costruzione venne utilizzato il materiale di risulta di alcuni edifici antichi. Il rilievo murato lungo la parete destra, ricorda la decorazione del mausoleo del console Lucio Cotta posto lungo la Via Appia.

CHIESA DI SAN FILIPPO, DELL'ADDOLORATA
Dedicata a San Giacomo nel XVI secolo con l'annessa Casa dei Filippini, costituisce un interessante esempio di complesso settecentesco di scuola romana.

ORATORIO DI SANT'AGOSTINO MINORE DETTO SANT'AGOSTINUCCIO
Piccolo edificio ad aula rettangolare con il soffitto ligneo intagliato e dorato secondo la tradizione, radicata nella zona, durante il XVI secolo. Ex oratorio della confraternita dei Cinturati, dipende dai frati Agostiniani. Sorge nella zona alta dell'abitato, sul luogo dell'antica chiesa di Santa Apollinare le cui pietre servirono per la fabbrica della Castellina.

CHIESA DEL CROCIFISSO
Rifacimento settecentesco di un edificio più antico. La chiesa è rivolta verso la piazzetta di "Capo la terra" le cui casupole sono dominate dal biancore della facciata. Rifatta nel 1747 con decorazione a stucco e coronamento mistilineo, conserva un portale del secolo XVI rimontato nel 1743. All'interno a navata unica rettangolare, si presenta nelle forme della ristrutturazione settecentesca con archi ribassati a sostegno del tetto, lesene e cornici in stucco, bel pavimento in cotto, grandi ovali sulle pareti includenti quattro tele dello stesso secolo. L'altare di fondo in pietra, passato indenne attraverso quattro terremoti, è un unicum a Norcia. Riutilizza due colonnine polistili con nodo nel fusto, base a campana e capitello fogliato, su cui sono impostati, entro colonne tortili, un arco e un'iconostasi decorata a motivi fitomorfi.

MONASTERO DI SANTA MARIA DELLA PACE
Notevole complesso benedettino, già monastero delle clarisse urbaniste.

MONTE DI PIETA'
Dirimpetto alla fiancata di S.Francesco, trovò sede uno dei primissimi Monti di pietà dell'Umbria e dell'Italia; attivo già nel 1466, fondato per iniziativa dei francescani che con le loro predicazioni fustigarono la piaga dell'usura. L'edificio ha un portale in pietra sormontato da una lunetta dipinta, "Pietà", e dalla scritta "Granaro del Monte della Pietà, 1585" da riferire ad una ristrutturazione e non alla fondazione.

CHIESA DELLA MISERICORDIA
Delimita a nord Piazza Garibaldi, nel cui centro una fontana in ghisa della fine dell''800 sostituisce la medievale fonte in pietra che dette nome alla piazza e al quartiere. La chiesa si presenta nelle forme di un oratorio: aula rettangolare, soffitto ligneo, stalli dei confratelli e stanze annesse. La piccola facciata conclusa da spioventi curvilinei è costruita con pietre provenienti da edifici distrutti nei sismi del secolo XVIII.

CHIESA DI SANTA CATERINA
Ex chiesa dell'omonimo monastero di monache benedettine, situata in contrada "Santi Vecchi" lungo le mura tra Porta Massari e Porta Maccarone. Nel catino absidale con accesso esterno, è stato restaurato un grande affresco circolare raffigurante "L'Incoronazione della Vergine" secondo la vulgata lippesca del duomo di Spoleto largamente diffusa in zona.

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