| Presentazione e Storia |
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Il
Comune di Norcia fa parte del Bim "Consorzio Comuni
Bacino Imbrifero Montano del Nera e Velino"; tale area
offre all'utente infomazioni relative al Comune in questione
e rende possibile la conoscenza del territorio anche sotto
l'aspetto turistico. |
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Storici
e cronisti hanno creduto di identificare Cascia con la romana
Cursula, citata da Dionigi di Alicarnasso posta in prossimità di
Rieti. Al contrario l'origine preromana, vaso villanoviano,
di questo luogo è incerta, nonostante la grande quantità di
reperti preromani rinvenuti nelle località limitrofe
come Monteleone e Norcia. La confluenza di importanti itinerari
e schemi viari radiali, (da nord provengono l'antica via per
Forca Vespia di collegamento con Norcia attraverso la Piana
di Avendita, da sud arrivano le antiche vie di collegamento
con Rieti attraverso Monteleone ed il Piano di Forca di Chiavano),
deve aver spinto le popolazioni italiche prima, bronzetto votivo,
ed i romani poi, tempio romano di Villa S. Silvestro, a trasformare
questo luogo in un importante polo politico, economico, militare
e religioso anche rispetto ai territori circostanti.
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| Panorama |
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| Antica
Carta |
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Il
nome trae origine da Norsa dea etrusca
della fortuna o secondo altra versione
da Urso antico edificatore della città.
La conca di Norcia, fondo di un lago
pliocenico, fu abitata già nel
neolitico come dimostrano numerosi
reperti ritrovati nella zona, ritenuti
fra i più antichi di tutta l'Umbria.
La vasta necropoli ritrovata nel piano
di Santa Scolastica e la copiosa suppellettile
scavata nel Santuario di Forca d'Ancarano,
dimostrano la continuità degli
insediamenti anche nell'età dei
metalli. Tra il IX ed il I secolo a.C.,
Norcia svolse il ruolo fondamentale
di punto di incontro delle varie etnie
del mondo peninsulare italico e fu
centro di attività economiche
basate sulla pastorizia, allevamento
e commerci. Per questo gli etruschi
prima, ed i sabini poi, si insediarono
nella zona stabilendovi il loro presidio
più settentrionale. Nel secondo
secolo fu municipio romano; nell'alto
medioevo subì le invasioni barbariche
e risentì della decadenza generale.
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Nel XIII secolo divenne Comune ed iniziò la sua espansione territoriale. Nel
1227 con l'aiuto di truppe di Federico II, occupò la rocca di
Presenzano nella Valle Campiano e la distrusse: si iniziò così lo
smantellamento del potere della abbazia di Sant'Eutizio che si concluse
nel 1259 con la cessione di Collescille da parte dell'abate Teodino II.
Nella seconda metà del secolo XIV predomina su tutto il territorio.
Fu Comune guelfo, fedele alla Chiesa ed ebbe rapporti esterni col Comune
di Spoleto. Nel 1438 una parte del territorio fu occupato da Francesco
Sforza; ma l'episodio più grave fu certamente la guerra triennale
contro Spoleto nel 1457 che portò i nursini a scontrarsi con il
futuro Papa Paolo II e con buona parte delle corti italiane del tempo,
corse in aiuto della Chiesa: dagli Sforza al Malatesta, dai Varano al
Re di Napoli. Dopo una strenua resistenza, la città fu piegata
e costretta ad accettare per la prima volta un governatore ed una rocca
entro le mura. Agli inizi del XVI secolo il controllo della Chiesa si
fece più pesante: Giulio II mutò la forma di governo e
nel 1506 impose la figura del Commissario Papale al posto del Podestà.
Particolarmente travagliati furono gli anni del Sacco di Roma: Sciarra
Colonna tiranneggiò la città, Preci nel 1528 fu rasa al
suolo per ribellione; la situazione divenne così pesante da spingere
gli stessi nursini a chiedere la protezione diretta del Papa e del Legato
di Perugia. L'istituzione della Prefettura della Montagna sotto Pio V
nel 1569, rinverdì gli antichi splendori della città che
divenne capoluogo di uno staterello a cavallo tra Marche ed Umbria, iniziando
una fase storica certamente più tranquilla e pacifica delle precedenti.
Dal 1809 al 1814 fu annessa all'impero francese e compresa nel Dipartimento
del Trasimeno, con il titolo di sotto prefettura. Con la Restaurazione
fu delegazione apostolica di Spoleto e subdelegazione di Norcia. La città era
suddivisa in otto guaite, che corrispondevano al numero delle porte;
in ogni guaita era un caporione che poteva percepire alcuni tributi;
il contado fu suddiviso in circoscrizioni, sindacati, capeggiate da un
sindaco. Fu istituita la Grascia o Abbondanza, a cui sovrintendevano
due "abbondanzieri"; furono istituiti i collegi delle Arti
e fu creata una zecca dove si coniavano monete d'oro di argento e di
rame; fu istituito anche l'Ufficio di Podestà. I successivi moti
e guerre d'indipendenza toccarono la città marginalmente e solo
alcuni nursini vi parteciparono attivamente. Il XIX secolo fu caratterizzato
da sventure che indebolirono l'economia locale: una carestia nel 1854,
un'epidemia di colera nel 1855 e l'ennesimo disastroso terremoto del
1859. Tali eventi accompagnarono l'annessione plebiscitaria della città al
Regno d'Italia nel 1860 ma il nuovo clima politico, la fervida fede nella
scienza e nel progresso non furono sufficienti a risolvere i gravi problemi
locali, primo fra tutti la miseria. La diffusa povertà all'inizio
del XX secolo, spinse 500 nursini ad emigrare verso il Nord America in
cerca di fortuna, anche se arrivò in città la luce elettrica
e fu inaugurato il primo servizio pubblico in Italia di automobili a
vapore tra Spoleto e Norcia.. La città pagò il suo tributo
in vite umane ai due conflitti mondiali e conobbe la durezza della lotta
partigiana, la ritirata tedesca e la liberazione da parte degli alleati
nel giugno '44.
PERSONALITA'
SAN BENEDETTO: le cui notizie sono state tramandate
soprattutto da Gregorio Magno, nasce a Norcia nel 480 da famiglia agiata
e qui vi trascorse l'infanzia; iniziò gli studi giuridici e letterari
a Roma, ma disgustato dai dissoluti costumi locali, si ritirò a
vita solitaria sui Monti di Subiaco. Dopo un'infelice esperienza di vita
comune a Vicovaro, ritornò dapprima a Subiaco, dove fondò cenobi
di tipo orientale, prevalentemente contemplativi, poi si portò a
Cassino, dove nel luogo già occupato da un tempio pagano, edificò il
monastero che costituirà il modello di tutte le abbazie benedettine.
Per questo Monteccasino fu costruito secondo la regola di San Benedetto,
che accanto alla preghiera imponeva una nuova concezione del lavoro,
manuale ed intellettuale e tendeva alla completa indipendenza della comunità sul
piano della produzione "Ora et Labora". Su queste basi i monasteri
benedettini, divennero per secoli centri di potere economico e fonti
di espansione di cultura. SANTA SCOLASTICA: è sorella gemella
di S.Benedetto.
STRUTTURA URBANISTICA ED ARCHITETTONICA DEL CENTRO
La città che sorge ai margini del piano di Santa Scolastica,
risale al periodo romano di cui conserva la struttura d'insieme tipo "castrum".
Nel periodo medievale fu cinta di mura fortificate, ma nonostante ciò fu
oggetto di continue scorrerie che non la risparmiarono e fu più volte
distrutta e riedificata. In età comunale fu rafforzata la cinta
muraria e vennero costruiti otto torrioni di guardia corrispondenti
ad altrettanti accessi alla città. In questo periodo fu introdotta
la ripartizione urbanistico amministrativa in otto guaite, corrispondenti
al numero delle porte principali. Sorsero numerosi edifici nobiliari,
chiese e monasteri: il Palazzo Comunale, San Benedetto, Sant'Apollinare,
San Feliciano, Sant'Agostino, San Francesco, Santa Caterina, il Monte
di Pietà etc.. Il tragico terremoto del 1328 distrusse quasi
totalmente la città medievale che venne ricostruita sulle poche
rovine rimaste ma che fu gravemente danneggiata di nuovo nel successivo
terremoto del 1703. La costruzione sotto l'Albornoz della Castellina
nell'area centrale, incorpora in parte la preesistente Santa Maria
Argentea, che venne nuovamente edificata sulla stessa piazza. Al contrario
i borghi, Colle di Meo, Ser Luca, Del Torrione, Della Sportella, non
furono più riedificati dopo il terremoto. Nonostante questi
successivi episodi di ricostruzione, la Piazza S.Benedetto, corrispondente
al luogo dove sorgeva il foro romano, rimase sempre il vero fulcro
della vita urbana essendo il luogo dove si affacciavano i principali
edifici politici da dove si amministrava la città, e religiosi.
Su questa piazza si svolgevano i mercati settimanali, i commerci quotidiani,
e le fiere annuali; i notai vi piazzavano i tavoli per la stesura dei
rogiti, la giustizia vi innalzava il palco di pena; la chiesa vi svolgeva
le processioni ed il priore i giuochi. Nei rioni invece erano distribuite
le residenze e le attività commerciali ed artigianali. In particolare
queste ultime erano concentrate nella zona compresa tra Porta Massari
e Porta del Colle, dove si trovavano le botteghe dei maniscalchi e
fabbri. A monte della piazza si trovavano le abitazioni di prestigio
e gli edifici nobiliari tuttora visibili, allineati lungo gli assi
viari trasversali: Via Vespasiana Polla, Via Anicia e Via dei Priori
che univa Porta San Luca alla Piazza centrale prima dello sventramento
ottocentesco di Corso Sertorio. La frequenza degli episodi sismici
ha introdotto particolari accorgimenti costruttivi in tutta l'edilizia
locale. Ad esempio nell'edilizia nobiliare i muri del piano terra sono
a scarpata e si ha in genere un solo piano rialzato. Tuttavia un certo
gusto ha dato luogo a strutture architettoniche molto gradevoli e piene
di carattere, abbellite da ornamenti a stucco, in pietra nei portali
o nelle cornici di finestra, o in ferro battuto in balconate alla spagnola
ed in cancelli. Tipico nell'urbanistica nursina è il rione più alto
detto "Capo la Terra", ancora oggi abitato da agricoltori
e pastori, dove sono presenti numerose stalle ed una tipologia di case
a schiera semplici e doppie, con stalla a piano terra ed abitazione
ai piani superiori. Altri edifici del XVI e XVII secolo ancora visibili
sono il Collegio degli Scolopi presso Porta Ser Luca, il Convento dei
Filippini e la Chiesa del Sacramento. La città nuova si espande
oggi fuori della cinta muraria verso la Piana di Santa Scolastica o
fuori Porta Romana.
BASILICA
DI SAN BENEDETTO
Di patronato comunale fu eretta sull'area
dove si trovava la precedente chiesa altomedievale
e dove, in epoca romana, si trovava un
edificio di carattere pubblico, rinvenuto
nel 1910 riconosciuto come la casa dove
il Santo ebbe i natali. Sostituito l'edificio
da un'edicola, i monaci di Sant'Eutizio
in Valcastoriana, ne ebbero il possesso
e l'ampliarono costruendo il monastero
che nel 1369 passò ai Subiacensi
poi nel 1484 ai Celestini e dopo la soppressione
napoleonica nel 1821 fu adibito a palazzo
vescovile. La chiesa è stata dichiarata
Basilica nel 1966 da Papa Paolo VI. Le
strutture romaniche, gotiche e quindi barocche
evidenziano le successive riedificazioni
subite dalla chiesa. Sia la facciata che
il portale laterale murato e la base del
campanile appartengono alla fine del XIV
secolo mentre la facciata a capanna, anch'essa
del XIV secolo,mostra uno schema architettonico
di larga diffusione locale, visibile anche
nelle chiese di Sant'Agostino e San Francesco
sempre a Norcia: risulta suddivisa in due
parti da una cornice originariamente decorata
con tarsie multicolori e delimitata sui
due lati da lesene pilastro. La parte superiore è frutto
di un restauro successivo al terremoto
del 1859.
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| Basilica
di San Benedetto |
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Il portale è decorato da fasci di colonnine, sormontato da una
lunetta riproducente una "Madonna con bambino" ed affiancato
da nicchie in cui sono collocate le statue di
San Benedetto e Santa Scolastica. Pregevole il rosone attorniato dai
simboli dei quattro Evangelisti. Gli anelli visibili sulla facciata servivano
a sostenere i pali offerti dai
castelli del Comune nel primo giorno di primavera,
festa del Patrono e solo da qualche anno, sono tornati ad avere questa
antica funzione.
L'attuale interno a croce latina, con abside poligonale in cui è posto
il crocefisso del '500 e calotta all'incrocio del transetto, risente del restauro
settecentesco. Con i restauri degli anni '50 è ricomparso l'antico arco
trionfale del trecento, unico superstite della navata gotica. Le pareti laterali
sono decorate di numerose tele ed affreschi tra
cui la pregevole "Madonna
con Bambino e Santi" di Vincenzo Manenti del XVII secolo posta sul
transetto destro, la "Resurrezione di Lazzaro" di Michelangelo
Carducci e "San Benedetto e Totilia" di Filippo Napoletano
del XVI secolo. La parte più interessante del monumento è la
cripta posta sotto la metà della navata e ritenuta dalla tradizione
la casa natale dei due Santi gemelli, Benedetto
e Scolastica. Le ricerche archeologiche condotte, hanno consentito di
riportare alla luce, sotto
la chiesa e l'ex monastero, i resti di tre ambienti
appartenenti ad una vasta costruzione del I e II secolo d.C. con fondazione
a sacco e muri
in "opus reticolata" il cui spiccato stabilisce il piano di
livello della fabbrica romana; questo ambiente
absidato di pianta quadrata, parte di un edificio romano del I secolo
d.C., fu trasformato in oratorio
il cui piano fu abbassato nel terreno di fondazione
per impostare l'edificio soprastante. Oggi l'ambiente della cripta appare
suddiviso in tre navatelle
coperte da una volta a sesto ribassato, mentre
i pilastri ed i capitelli delle navate sono rozzamente scolpiti. Il pavimento è ripartito
da fasce con sette formelle geometriche del XIV
secolo; una porticina munita di cancello immette nella contigua area
archeologica. |
DUOMO,
SANTA MARIA ARGENTEA
Il nome deriva dall'omonima pieve demolita
nel 1554 per far posto alla Castellina. Secondo
la tradizione San Feliciano vescovo di Foligno
e primo evangelizzatore di Norcia, nel III
secolo consacrò un tempio pagano prospettante
sul Foro, la così detta Basilica Argentea
e qui organizzò la prima comunità cristiana.
Giulio III volle che la nuova chiesa fosse
costruita il più vicino possibile
alla vetusta Matrice e ciò comportò l'abbattimento
di molte abitazioni della zona. La facciata
fu realizzata dagli stessi maestri impegnati
nella costruzione della vicina fabbrica del
Vignola ed è ornata dal portale con
imposte lignee del 1576 e dal sovrastante
finestrone tondo cieco. E' divisa in tre
navate con presbiterio poligonale affiancato
dalle cappelle della Misericordia e di San
Giuseppe.Rimaneggiata tre volte è comunque
organizzata nel rispetto dei disegni forniti
dall'arch. milanese Gaetano Maggi nel 1755,
il quale ornò le pareti con stucchi,
rimossi solo pochi anni fa.
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| Duomo
S. Maria Argentea |
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Restano oggi le mensole del soffitto e le due nicchie gemelle in
una delle quali si trova la fonte battesimale scolpita
da un maestro locale nel XVII e XVIII secolo. Degno di nota l'affresco
cinquecentesco
della "Madonna della Misericordia con il bambino ed i SS. Benedetto
e Scolastica", un'immagine venerata in cui è riprodotto
San Benedetto che tiene in mano Norcia, icona divenuta simbolo della
città.
PORTICO
DELLE MISURE
Fu addossato alla fiancata destra della chiesa
verso il 1570 per volontà del Comune
e delle autorità ecclesiastiche, nonostante
le vive rimostranze dei monaci benedettini,
con lo scopo di creare una sorta di mercato
coperto dei cereali, cui erano destinate
le misure in pietra tuttora visibili, alcune
provviste di spatole metalliche appese al
muro. I recipienti provengono dal distrutto
palazzo podestarile e furono riadattati al
nuovo sistema metrico decimale nell'800.
CHIESA DI SANT'AGOSTINO -
ESTERNO:
La chiesa ha davanti a sé un breve
slargo e sul fianco destro l'inizio di
un ampio recinto, già orto degli
agostiniani presenti a Norcia già nel
1281. La facciata a capanna è rivestita
da una liscia cortina in pietra solo
nella metà inferiore dove si apre
il portale a sesto acuto con fasci di
colonnine, capitelli e ghiera ornati
a motivi vegetali. La parte superiore è intonacata.
La lunetta che sovrasta il portale rappresenta
i "Santi Nicola da Tolentino",
la "Madonna con bambino al centro e
Sant'Agostino". La cornice gotica posta
a coronamento dei fianchi, marca l'altezza
originaria dell'edificio che comunque ha
subito rimaneggiamenti successivi.
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| Portico
delle Misure |
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Il campanile è a vela con tre campane e sostituisce un campanile
medievale più imponente, crollato con il terremoto del 1703.
INTERNO:
E' ad una unica navata coperta da travature lignee. Il
presbiterio fu completamente ricostruito dopo le rovine del XVIII secolo,
mentre verso la fine del XVII secolo furono eretti gli altari lignei ed
il coro con il magnifico organo. Pregevoli il ciclo di affreschi che decorano
la controfacciata, restaurati nel 1992, appartenenti alla stessa bottega
del XV secolo. L'altare al centro dell'abside proviene dalla chiesa di
San Benedetto da cui venne rimosso in seguito all'ultima riforma liturgica
e qui ricomposto.
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| Chiesa
di San Francesco |
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CHIESA
DI SAN FRANCESCO
Si tratta di un edificio del XIV secolo frutto di
una trasformazione di San Bartolomeo, chiesa sorta
sui resti di un piccolo convento dove si stabilirono
nel XIII secolo i frati minori francescani. Essa
fu costruita con molta eleganza e misura, tanto da
essere, nonostante i ripetuti danni subiti, l'edificio
gotico più interessante di tutta la montagna.
ESTERNO:
La facciata ed il fianco sono saldati ad angolo vivo
e senza la cesura delle paraste, soluzione tipica
nei contemporanei edifici di San Benedetto e Sant'Agostino,
la sfasatura fra la cornice della facciata e quella
del fianco dipende dalle diverse proporzioni delle
aperture;il portale con profonda strombatura ed il
rosone dai contrasti chiaroscurali, sono le uniche
decorazioni della liscia cortina in pietra.
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INTERNO:
Ad una unica navata era coperto da una volta ogivale di
cui restano poche tracce sulla parete interna della facciata. Originariamente
la navata terminava con un'abside ora chiusa, le nicchie sono decorate
con affreschi degli inizi del XVI secolo, "Gloria di Sant'Antonio
di Padova" del 1501 attribuito a Giovanni Battista da Norcia e "Madonna
in trono con Santi" del 1510.
CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA
ESTERNO:
E' posta a ridosso delle mura castellane presso la porta
omonima nella guaita di "Capo la terra". Pur essendo ignote
le sue origini questo edificio è antichissimo e la chiesa attuale è il
risultato di profonde trasformazioni, causate soprattutto dai ripetuti
terremoti del XVIII secolo unite ad altre ristrutturazioni isolate. La
facciata in cortina di pietra conce, è delimitata da una cornice
che segna il rifacimento settecentesco della parte superiore. Vi si apre
un portale a sesto acuto del XIV secolo decorato da fiori di cardo e fogliami
che immette nella navata maggiore ed è sormontato da una decorazione
a rosoncino.
INTERNO:
L'accesso attuale è sul fianco destro, l'interno è suddiviso
in due navate di differente ampiezza. Per motivi statici le tre arcate
divisorie furono tamponate tranne la prima lasciata come passaggio. Pregevoli
gli affreschi cinquecenteschi e le tele del XVII secolo.
PALAZZO COMUNALE, PALAZZO DEI CONSOLI, PALAZZO
DEI PRIORI
- ESTERNO:
La sua datazione risale al XIII secolo. L'aspetto
odierno è risultato del rifacimento portato
a termine nel 1876 dal perugino Domenico Mollajoli,
progettista anche del Teatro Civico. Si debbono
a lui l'intero prospetto superiore distrutto
dal terremoto del 1859, composto da quattro grandi
finestroni a sesto tondo, affiancati da colonne
ed intercalati da lesene in pietra bianca e rosa;
i leoni in marmo di fattura canoviana e la scalinata
esterna in sostituzione delle preesistenze del
XVII secolo. Anche la torre con l'orologio è un
rifacimento successivo al terremoto del 1703
che la distrusse completamente mentre l'elegante
portale ai piedi della torre si rifà ad
un modello preciso tratto "dall'Extraordinario
libro di architettura" di Sebastiano Serlio
e fu posto in loco nel 1582 dal Maestro Benedetto
di Paolo da Como e terminato da Francesco Marinucci
da Norcia.
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| Palazzo
Comunale |
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Nei locali che si aprono sotto il portico furono ospitati l'archivio,
la "grascia" o annona e la gabella di piazza. La porta fu risparmiata
nel contrafforte settecentesco con una felice soluzione.
INTERNO:
Interessante è la visita della Sala del Consiglio che occupa l'intero
fronte del palazzo ed un tempo ospitava l'assemblea in cui si dibattevano
le questioni di interesse pubblico e si votavano le delibere. Degli affreschi
di vita nursina che ornavano le pareti laterali della sala, non è rimasto
nulla; oggi restano solo i sei stalli lignei cinquecenteschi del priore
e dei consoli ed un orologio collegato a quello della torre del 1705 oltre
a tre stemmi quattrocenteschi del Comune. Il soffitto a cassettoni ed
il pavimento, sono stati recentemente restaurati. Di seguito si può visitare
la Sala Sertoriana e dei Quaranta Conservatori della Pace, un connesso
istituito nel 1532 dal Cardinale de' Medici. Sulle pareti laterali splendidi
arazzi del XVIII secolo realizzati con finte essenze vegetali con allegorie
delle quattro parti del mondo. Da questa sala che un tempo ospitava l'archivio
segreto, si accede alla vicina Cappella dei Priori, struttura settecentesca
con altare in stucco che un tempo conservava il ricco reliquario gotico
con il dente di San Benedetto portato in processione per le vie di Norcia.
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| La
Castellina |
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LA
CASTELLINA -
ESTERNO:
La Rocca che occupa l'intero lato occidentale della
Piazza San Benedetto, non fu mai un vero e proprio
fortilizio quanto piuttosto una sorta di residenza
fortificata ad uso dei governatori apostolici. La
sua costruzione fu determinata dal cruento tumulto
del 1554 e lo stesso anno Giulio III incaricò del
progetto Jacopo Barozzi detto il Vignola il quale
si recò sul posto il 28 agosto 1554 e alla
presenza del governatore e dei consoli tracciò la
pianta. L'edificio è formato da un piano terra
e da un piano nobile. La pianta è quadrata
con baluardi angolari fortemente scarpati e sghembi
alla base, in cui le ragioni militari sono sommate
alle ragioni antisismiche.
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Il complesso è solido ed omogeneo nel suo isolamento e tutto il
corpo è fasciato da una cordonatura al di sopra della quale si
aprono le finestre munite di robuste inferiate. Il portale aperto sulla
piazza è circondato da una bugnatura e sormontato da tre stemmi.
Ai lati sono sistemati due leoni che già ornavano la cripta di
San Benedetto. Gran parte dei materiali lapidei usati provengono da edifici
distrutti anche antichi.
INTERNO:
Oltre la porta principale si apre un piccolo atrio su cui
si affiancano tre porte: quelle laterali immettono nelle ex cancellerie;
quella centrale immette con il cortile chiuso da un quadriportico di dodici
archi che sostengono il ballatoio coperto da tettoia. Sotto le volte a
vela, si aprono delle porte cinquecentesche della cancelleria criminale,
delle prigioni, delle scuderie, degli alloggi della guarnigione. Sulla
piccola fontana è collocata la statua composta da due frammenti
romani eterogenei che la tradizione indica come Vespasiana Polla Nursina
e madre dell'Imperatore Vespasiano. Sull'ala nord, una doppia scalinata
immette sia ai locali seminterrati che al piano nobile. Quest'ultimo ospita
uno splendido museo diocesano dal 1967; da queste sale si arriva alla
Cappella, una piccola stanza quadrata precedente la torre sud, recentemente
restaurata e completamente affrescata.
EDICOLA, TEMPIETTO
E' una piccola costruzione rinascimentale, ispirata a
forme romane classiche, posta all'angolo dell'omonima
Via del Tempietto. Due arcate, una per faccia, in travertino,
poggiano su un basamento bugnato. Essa fu edificata
come testimoniato dall'iscrizione nel 1354 e scolpita
da Vanni Tuzi con i simboli della Passione, accostati
ad insoliti motivi geometrici, zoomorfi e antropomorfi.
Dalla ricca decorazione ad affresco all'interno, oggi
rimane solo una deperita "Madonna con bambino":
Le aperture originarie erano chiuse da inferiate.
TEATRO CIVICO
Già esistente anche se molto piccolo nel XVII secolo, fu ricostruito
completamente e con dimensioni dignitose nel 1872, da Domenico Mollaioli con
sala a ferro di cavallo, tre ordini di palchi, loggia, palcoscenico distrutto
da un incendio nel 1952, e nel 1994 completamente restaurato e ricostruito
al suo interno in modo più funzionale e moderno.
CHIESA DI SAN LORENZO
Posta dietro il Duomo, fu Oratorio della confraternita
omonima e sulle pareti presenta numerose epigrafi romane.
Per la sua costruzione venne utilizzato il materiale
di risulta di alcuni edifici antichi. Il rilievo murato
lungo la parete destra, ricorda la decorazione del
mausoleo del console Lucio Cotta posto lungo la Via
Appia.
CHIESA DI SAN FILIPPO, DELL'ADDOLORATA
Dedicata a San Giacomo nel XVI secolo con l'annessa Casa
dei Filippini, costituisce un interessante esempio
di complesso settecentesco di scuola romana.
ORATORIO DI SANT'AGOSTINO MINORE DETTO SANT'AGOSTINUCCIO
Piccolo edificio ad aula rettangolare con il soffitto
ligneo intagliato e dorato secondo la tradizione, radicata
nella zona, durante il XVI secolo. Ex oratorio della
confraternita dei Cinturati, dipende dai frati Agostiniani.
Sorge nella zona alta dell'abitato, sul luogo dell'antica
chiesa di Santa Apollinare le cui pietre servirono
per la fabbrica della Castellina.
CHIESA DEL CROCIFISSO
Rifacimento settecentesco di un edificio più antico.
La chiesa è rivolta verso la piazzetta di "Capo
la terra" le cui casupole sono dominate dal biancore
della facciata. Rifatta nel 1747 con decorazione a stucco
e coronamento mistilineo, conserva un portale del secolo
XVI rimontato nel 1743. All'interno a navata unica rettangolare,
si presenta nelle forme della ristrutturazione settecentesca
con archi ribassati a sostegno del tetto, lesene e cornici
in stucco, bel pavimento in cotto, grandi ovali sulle
pareti includenti quattro tele dello stesso secolo. L'altare
di fondo in pietra, passato indenne attraverso quattro
terremoti, è un unicum a Norcia. Riutilizza due
colonnine polistili con nodo nel fusto, base a campana
e capitello fogliato, su cui sono impostati, entro colonne
tortili, un arco e un'iconostasi decorata a motivi fitomorfi.
MONASTERO DI SANTA MARIA DELLA PACE
Notevole complesso benedettino, già monastero
delle clarisse urbaniste.
MONTE DI PIETA'
Dirimpetto alla fiancata di S.Francesco, trovò sede
uno dei primissimi Monti di pietà dell'Umbria
e dell'Italia; attivo già nel 1466, fondato per
iniziativa dei francescani che con le loro predicazioni
fustigarono la piaga dell'usura. L'edificio ha un portale
in pietra sormontato da una lunetta dipinta, "Pietà",
e dalla scritta "Granaro del Monte della Pietà,
1585" da riferire ad una ristrutturazione e non
alla fondazione.
CHIESA DELLA MISERICORDIA
Delimita a nord Piazza Garibaldi, nel cui centro una
fontana in ghisa della fine dell''800 sostituisce la
medievale fonte in pietra che dette nome alla piazza
e al quartiere. La chiesa si presenta nelle forme di
un oratorio: aula rettangolare, soffitto ligneo, stalli
dei confratelli e stanze annesse. La piccola facciata
conclusa da spioventi curvilinei è costruita
con pietre provenienti da edifici distrutti nei sismi
del secolo XVIII.
CHIESA DI SANTA CATERINA
Ex chiesa dell'omonimo monastero di monache benedettine,
situata in contrada "Santi Vecchi" lungo
le mura tra Porta Massari e Porta Maccarone. Nel catino
absidale con accesso esterno, è stato restaurato
un grande affresco circolare raffigurante "L'Incoronazione
della Vergine" secondo la vulgata lippesca del
duomo di Spoleto largamente diffusa in zona.