Castello
della montagna spoletina in territorio
di Cascia costruito sul monte Brufa, Monteleone affonda le
proprie radici nell'epoca
preromana, come testimoniato dalla
splendida BIGA che fu ritrovata agli inizi del secolo, in una
località denominata "Colle
del Capitano", all'interno di una tomba a tumulo,con i
corpi di un uomo e di una donna e con
vari oggetti di arredo, fra cui due kylikes (coppe) attiche
a figure nere databili
530 a.C.. Grazie a questi due reperti, è possibile datare
la biga alla seconda metà del VI secolo a.C.; oggi l'originale è conservato
al Metropolitan Museum of Art di New
York, dove fu portata da mercanti fiorentini
nel 1903. E' realizzata in legno di noce, interamente rivestita
di lamine di bronzo dorato e lavorato
a sbalzo; pannelli decorati con scene di carattere eroico,
i cui personaggi, sono tutti
tratti dalla mitologia greca;
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| Panorama |
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| Biga
di Colle del Capitano |
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il
corpo centrale è chiuso da
tre pannelli; nel pannello centrale,
sono raffigurati una donna ed un
uomo stanti, l'una di fronte all'altro,
separati da uno scudo bilobato, sormontato
da un elmo di tipo corinzio e con
protome di ariete, oggetti che entrambi
reggono con le mani; nel pannello
di sinistra, un guerriero vincente
su un nemico, mentre ai suoi piedi è un
caduto; a destra, un uomo su un carro
trainato da cavalli alati che calpestano
una donna caduta. Il carro rientrava
in quegli oggetti di tipo suntuario,
che avevano una funzione puramente "rappresentativa",
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poiché carri del genere, erano usati solo in parate e cortei
trionfali ed accompagnavano nella tomba i loro
possessori, in genere di alto rango. Dal punto di
vista artistico, possiamo individuare nei rilievi
del carro, diverse correnti provenienti da
vari ambienti greci e magno greci. Anzi è possibile
che tale carro sia stato prodotto da un'officina
dell'Italia meridionale o del Piceno, per rapporti stilistici con
gli oggetti provenienti da
queste aree o, ancora meglio, da centri artistici
dell'Etruria Centrale, in particolare da Perugia e Chiusi, da cui
provengono i più importanti
bronzi sbalzati della metà del VI secolo a.C.. A Monteleone
ne è rimasta una copia fedele a testimonianza dell'importanza
del centro ubicato in posizione dominante sulla
valle del Corno e posto alla confluenza naturale di importanti vie
di comunicazione provenienti
da nord (Ponte, Norcia), da ovest (Spoleto),
da sud (Leonessa) e da est (Salaria, Valle del Tronto). L'esistenza
in questi luoghi di un
importante nodo stradale attestata in epoca
protostorica, ebbe ulteriore conferma durante l'alto medioevo quando,
dopo la distruzione nel 1228
dell'antico castello Brufa in cui erano insediati
i Tiberti i duchi longobardi di Spoleto lo ricostruirono intorno al
1266 con il nuovo
nome di Monteleone. Esso fu scelto come centro
di un distretto: il gastaldato di Equano e Spoleto se ne appropriò nel
1271 come testimoniato dalla Pergamena del Comune Nel 1326 la Curia
e la Chiesa
assunsero il controllo del castello sottraendolo
a Spoleto e conferendogli il titolo di "Comune". Fu tuttavia
riassoggettato a Spoleto ripetutamente fino a quando Clemente VII,
nel dicembre del 1526, autorizzò i
Priori del Comune a ricostruire la rocca e
rinominarvi il castellano. Con Urbano VIII però questo castello
ebbe garantita la completa autonomia amministrativa, sottraendolo definitivamente
agli spoletini.
Lo stesso Pontefice vi stabilì un complesso per la lavorazione
del ferro proveniente dalle miniere di Rocca
Vetralla ed altre. Ciò accrebbe
l'importanza economica di questo castello di
poggio dovuta anche alla presenza di numerose miniere di ferro nella
zona di Ruscio. Importanza
che unita ad una posizione geografica talmente
particolare da costituire un presidio militare e difensivo, come roccaforte
avanzata dello Stato
Pontificio verso l'Abruzzo ed il regno di Napoli
(che arrivava fino a Leonessa), hanno certamente contribuito attraverso
i secoli a consolidarne
il tessuto edilizio sviluppatosi con una certa
omogeneità attorno
al nucleo originario.
STRUTTURA URBANISTICA ED ARCHITETTONICA DEL CENTRO
L'importanza economico - militare di
Monteleone continua nel tempo, è testimoniata
dalla ricchezza del tessuto edilizio,
dall'importanza dei monumenti esistenti,
dalla complessità urbanistica
del centro. Esso risulta costituito da
due parti distinte: il nucleo originario
e antico posto nella parte alta del paese
intorno al quale si possono individuare
i resti di una prima cinta muraria con
torri ed elementi fortificati inglobati
anche nei principali edifici monumentali
(chiesa di San Francesco) raggiungibile
attraverso la porta posta sotto l'attuale
torre dell'orologio. Al castello originario
coincidente con questo primo nucleo,
si é poi aggregato un insediamento
successivo (il borgo) modellato dalla
particolare morfologia del luogo, con
case a schiera nella parte pianeggiante
delimitate da strade ortogonali e percorsi
a tornanti nella parte più acclive.
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| Palazzo
Bernabò |
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Intorno al XV sec. con la conquista dell'autonomia
comunale e la crescente importanza strategica
del castello questa espansione edilizia fu
inglobata in una seconda cinta muraria sulla
quale furono aperte tre porte: la porta di
San Giorgio ad ovest, quella delle monache
(presso il monastero delle Agostiniane) ad
est e quella principale a sud detta "Spoletina". Successivamente
(1465) la sua posizione strategica fu rafforzata
da Papa Paolo II con la costruzione,
sulla sommità del colle, di una nuova
rocca oggi distrutta. Attualmente si accede
al paese e attraverso la porta Spoletina con
arco ogivale e campaniletto a vela; il moderno
corso Vittorio Emanuele II che sale verso il
castello, è fiancheggiato da numerosi
edifici di carattere gentilizio tra cui il
Palazzo Bernabò con loggia (XV-XVI sec.)
ed altri edifici cinquecenteschi. Nella zona
più alta e più antica del paese
sono ancora visibili le misure in pietra dei
cereali e alcune residenze gentilizie contenute
nella prima cinta muraria.
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| Chiesa
di San Francesco |
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CONVENTO
E CHIESA DI SAN FRANCESCO -
ESTERNO:
La fondazione di questo complesso costituente,
secondo le consuetudini medievali, il centro urbanistico-architettonico
dell'antico nucleo si fa risalire al 1282, al tempo di papa Martino
IV il quale consentì la costruzione del Convento dove ospitare
la comunità Francescana di Monteleone costituitasi nel 1280.
L'intero complesso, cerniera architettonica
fra il primitivo castello e l'ampliamento
quattro-cinquecentesco, fu costruito gradualmente dal XII al XIV
sec. poi rimaneggiata nel
quattrocento e restaurato radicalmente
dopo il terremoto del 1703. Sicuramente la chiesa trecentesca doveva
essere di proporzioni più slanciate
dell'attuale, il pavimento fu rialzato
nel XV sec. riducendo di un terzo l'altezza della chiesa alla quale
si accedeva dalla porta
ogivale posta sul lato destro. Oggi il
pavimento taglia l'affresco con la Crocifissione sulla parete di
sinistra, ulteriormente mutilato
dalla porta che immette nell'ordine superiore
del chiostro trecentesco, un tempo coperto da volte a crociera e formato
da archetti ogivali, decorato da numerose lunette affrescate di
scuola umbra e da frammenti epigrafici e scultorei di epoche diverse
murati sulle pareti laterali. La facciata in peperino locale, duro
e lucido, danneggiata dai terremoti è dominata dal portale
ogivale circondato da uno sguancio di
sei fasce con colonnine tortili.
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Le ultime due fasce che decorano gli stipiti
poggiati su due leoni di pietra sono caratterizzate
da circa 44 figure riproducenti fiori, frutti,
animali, santi, angeli, draghi, sole e luna.
Non il tradizionale simbolismo del bestiario
romanico e gotico ma la riproduzione scolpita
del Cantico delle Creature. Sul fianco destro
i possenti contrafforti sottolineano il carattere
fortificato del luogo accentuato anche dalla
posizione urbana e dalla vicinanza alla porta
del castello, lungo le mura.
INTERNO:
L'interno risulta ripartito in due navate divise da pilastri di pietra; la maggiore
decorata da soffitto ligneo dipinto da Giuseppe Frigerio da Norcia (1760) la
minore è invece coperta con volte a crociera e costoloni.
Della decorazione murale restano numerosi affreschi, danneggiati e restaurati
del XV-XVII sec. mentre l'altare maggiore risulta riccamente decorato con marmi
seicenteschi ed uno splendido Crocifisso ligneo del XV sec.
Nella chiesa inferiore, alterata da interventi successivi, il vecchio coro conserva
vivaci affreschi policromi di soggetto francescano che, nonostante il pesante
restauro, costituiscono interessante testimonianza della pittura dell'Umbria
meridionale dell'inizio del XV sec. Nell'ambiente, oggi adibito a teatro, sono
state riportate alla luce, sulla parete di destra, alcune interessanti nicchie
che testimoniano l'originalità strutturale e della chiesa inferiore.
CHIESA DI SAN NICOLA
L'edificio fu ricostruito dopo il terremoto del 1703; alcuni frammenti scultorei
sono conservati nel chiostro della chiesa di San Francesco Nell'interno a navata
unica con soffitto ligneo sono di particolare pregio le pale d'altare di Giuseppe
Ghezzi e Agostino Masucci (XVIII sec.) .
CHIESA DI SANTA CATERINA
Si trova accanto alla porta detta delle monache ed è un edificio del
XVII sec. a pianta centrale da tempo abbandonato e destinato alla rovina. Era
annesso ad un monastero di Agostiniane costruito nel 1310 durante il pontificato
di Clemente V.