Di
probabile origine Romana, prese il
nome da un castello eretto da Rovero
Barone di Champeux nel 925; nel 1341 fu devastata
e sottomessa dallo Spoletino Pietro
Pianciani. Fu riconquistata dai campello
nel 1390, rimanendo loro dominio sino a quando
passò alla Chiesa. Fece parte del Ducato
di Spoleto, di cui seguì le vicende. Centro agricolo
della valle Umbra, il Comune di campello
sul Clitunno non è un
territorio grandemente esteso, né accentrato in un unico
e più importante insediamento urbano a sé stante,
bensì è la somma di numerosi piccoli villaggi
e castelli, sparsi nella campagna o fra
i boschi delle montagne, ognuno dei
quali con la propria gente, la propria chiesa, il proprio santo
da venerare, la propria
cultura vecchia di secoli.
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| Palazzo Comunale |
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CONVENTO
DEI BARNABITI A CAMPELLO ALTO
Conserva ancora alcune parti delle strutture
medievali che celano due importanti
affreschi del XIV secolo: "Madonna della Misericordia" affresco dello
Spagna e "Crocifisso e Santi" affresco di gusto giottesco.
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CASTELLO
DI CAMPELLO ALTO
Posto alla sommità di un colle di ulivi, fu edificato
nel 921 da Rovero di Champeaux, barone di Borgogna. Del castello
Rovero fu investito conte e signore dall'imperatore Lamberto.
I conti campello erano signori del suddetto castello, della Rocca
della Spina e di altri otto villaggi sparsi in un vasto territorio
denominato nell'XI-XII secolo "Gualdi Rainieri". Ai
tempi di Federico II essi furono attivi sostenitori dell'Impero
contro la Chiesa, tanto da essere duramente condannati nel 1226
da Papa Onorio III che definì uno dei campello:"Tancredi
filius beliàl" figlio del diavolo. Verso la metà del
secolo XIV il castello venne messo a ferro e fuoco da Pietro
Pianciani gonfaloniere di Spoleto che lo assalì con bande
mercenarie eugubine. Il fatto non piacque agli spoletini che
subito risarcirono il conte Paolo dei danni causati. Nel XVI
secolo la comunità del castello ebbe il suo statuto stilato
da Massari del luogo, dai conti campello
e dal notaio Spineo.
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| Campello
Alto - Castello |
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Il
castello conserva intatte le sue mura
nell'originario tracciato, con visibili resti di merlature, cannoniere,
beccatelli in pietra
e numerosi archi e finestre appartenuti
alle case che un tempo si addossavano alle mura castellane. Possiede
un grosso torrione denominato "le
carceri" e l'unica porta di accesso al borgo, ancora ben conservata
nella sua struttura trecentesca. All'interno
del castello meritano di essere visitati: la chiesa parrocchiale
di San Donato del XIII
secolo con bel portale arcuato e pregevole,
altare maggiore ligneo barocco il vecchio edificio comunale del
XIV secolo con belle monofore
in pietra e le antiche abitazioni popolari
superstiti.
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| Chiesa
della Madonna Bianca |
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CHIESA
DELLA MADONNA DELLA BIANCA
Fu interamente costruita da maestranze
lombarde. Il magnifico portale in pietra
della facciata, fu eseguito nel 1521 da mastro Cione di mastro
Taddeo da Como.
La chiesa ebbe forma di croce latina,
sormontata da cupola. La torre campanaria fu aggiunta nel 1617.
Nel 1797 l'architetto
Giuseppe Valadier fornì i disegni dell'altare maggiore,
di quelli minori laterali e degli stucchi che adornano l'interno,
sovrapponendo elementi del nascente gusto neoclassico a quelli
rinascimentali. La facciata della chiesa, a due spioventi, è di
semplice struttura, partita verticalmente da quattro esili
lesene in cotto che terminano in un cornicione dentellato coronante
il sottotetto in tutta la sua estensione.Al centro si apre
il portale sobrio ed elegante come pochi, con la sua simmetrica
classicità che ricorda nelle forme gli elementi periferici
della facciata del Tempietto. Il portale è sormontato
da un ampio finestrone circolare.
All'interno della chiesa si conserva nel catino absidale, un
grande affresco di Fabio Angelucci da Mevale di Visso, databile
intorno al 1574. Vi è raffigurata "Incoronazione
di Maria" da parte dell'Eterno e di Cristo, con personaggi
del Vecchio e Nuovo Testamento. Negli altari laterali vi sono
belle tele del XVI-XVII secolo ed in sacrestia si possono ammirare,
oltre a preziosi arredi sacri e mobili, anche due interessanti
affreschi del primo '500 di scuola dello Spagna, raffiguranti
una "Natività" ed una "Annunciazione". |
PISSIGNANO
Popolosa ed attiva frazione di Campello è composta
dal castello che sorge in alto sul
colle e dal nuovo insediamento urbano
venutosi a creare fin dal XVI secolo
a valle, lungo la Flaminia. Il nome
gli deriva sicuramente dalla Piscina
Sacra su cui si specchiava il Tempietto.
Di questa fonte la comunità di
Piscinianum (piscina Jani, piscina
di Giano) aveva gran cura, tanto da
applicare nei suoi statuti severe pene
per chi l'avesse insudiciata o vi avesse
lavato i panni. Nell'epoca romana Pissignano
doveva trovarsi a valle lungo il Clitunno,
poi nel Medioevo la popolazione si
spostò verso l'alto, forse per
l'impaludamento della pianura, formando
un primo nucleo abitato e mantenendo
il proprio nome. Verso il 1000 vi si
insediò una comunità benedettina
che diede il nome di San Benedetto
all'abitato ed al colle su cui esso
era costruito. Fra XI e il XII secolo
sorsero le possenti mura difensive
per opera del barone tedesco Sancio,
feudatario del Castello, venuto in
Italia con Corrado II.
Dal XIII secolo, cambiato nuovamente
il nome in Pissignano, il castello
cadde sotto l'influenza spoletina che
vi tenne una sua guarnigione di soldati
a difesa dei confini con Trevi. Il
nucleo medievale di Pissignano con
la sua forma triangolare ricalca il
tipico impianto di castello di pendio,
con la base a valle ed il vertice a
monte.
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| Pissignano |
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Le mura castellane ancora seguono intatte il primitivo tracciato perimetrale,
intercalate di tanto in tanto dalle imponenti torri poligonali e dalle
due porte-torri, oggi in parte crollate, da cui si accedeva al borgo
ed al cassero fortificato. Interessanti all'interno gli antichi selciati
in ciottoli di fiume e mattoni, le antiche abitazioni addossate le
une alle altre, l'antico palazzetto pubblico del XV secolo, il cassero
fortificato del XIV secolo e la chiesa di S.Benedetto del XVI secolo.
Dal castello, lungo un ripido sentiero fra gli ulivi si può fare
un'escursione all'eremo francescano che domina il colle di San Benedetto
ed è una stupenda oasi di pace e di tranquillità fra
i boschi. All'interno del recinto, su uno scoglio, si ergono i resti
di una imponente torre sillana e la chiesetta con un piccolo chiostro
quattrocentesco.
CHIESA DI SAN SEBASTIANO
La chiesetta di San Sebastiano fu eretta
dalla Comunità di campello Alto nel XVI secolo, come voto per
lo scampato pericolo della peste che in
quel luogo miracolosamente si arrestò. L'interno coperto a
botte, conserva nella parete di fondo e nelle due laterali, gentili
pitture di scuola locale del '500. E'
certo che il grande affresco della
parete di fondo è una delle
ultime opere di Giovanni di Pietro
detto Lo Spagna che nel 1528, coadiuvato
dal genero Jacopo Siculo, lasciò a
fresco sul muro la delicata composizione
i cui modi, anche se in chiave
meno colta, ricordano quelli di
Raffaello, suo compagno alla scuola
del Perugino.
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| Acera |
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L'affresco
raffigura la Vergine col Bambino
ed i Santi
Sebastiano e Rocco. La facciata
della chiesetta è da far
risalire agli ultimi anni del XVIII
secolo, molto vicina nelle forme
ai modi del Valadier, attivo nella
zona in quel periodo.
ACERA
La montagna di campello cela fra
verdi boschi piccoli centri antichi
arroccati orgogliosi sui loro
colli. Uno di questi è l'Acera
che prende appunto il nome dai
folti boschi di aceri e cerri
che cingono l'abitato. Di antica
origine, fu riedificata nel 1226
dal Comune di Spoleto affinchè vi
trovassero albergo le famiglie
disperse di Acera e di Spina.
Conserva ancora intatto il suo
tessuto urbano medievale con
l'alta torre che domina l'abitato,
alcuni palazzetti del XIV-XVI-XVII
secolo, gli angusti vicoli a
selciato e le due belle chiese.
Da ricordare il piccolo gioiello
quattrocentesco di S.Biagio il
cui interno è completamente
costellato di affreschi votivi
del XV secolo. Acera è ricca
di sorgenti di acqua purissima
e leggera.
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TEMPIO
DEL CLITUNNO, CHIESA DI SAN SALVATORE
Elegante edificio paleocristiano,
probabilmente degli inizi del V secolo,
costruito in parte con elementi architettonici
dei sacelli pagani, ricordati da
Plinio il Grande, che sorgevano alle
sorgenti del fiume. Il tempietto
sopra un rialzo che domina il Clitunno,
in quel punto traversato da un molino, è costituito
di una celletta e di un pronao ed
ha una forma tutta classica nella
pianta, nel colonnato e nel frontone;
due corpi laterali, un tempo sostenenti
le scale per accedere al sacello,
gli danno un aspetto cruciforme.
Il pronao è sostenuto da quattro
colonne e due pilastri scanalati;
delle colonne, le esterne sono scanalate
a spira, le interne a foglie di lauro.
Il fregio reca l'iscrizione dedicatoria
ed i frontoni si adornano della croce
monogrammata fra viticci e grappoli
d'uva.
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| Tempio
del Clitunno |
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| Fonti
del Clitunno |
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FONTI
DEL CLITUNNO
Ricche polle di acqua limpidissima
che sgorga di sotto la strada dalla
montagna incombente a sinistra. Esse
formano un laghetto di pochissima
profondità, tra rive folte
di erba, seminato di minuscole isolette
verdi e piane; da esso comincia il
fiumicello che limpido corre tra
molli rive, parallelo al corso del
T.Marroggia e finisce a Bevagna.
Le rive del laghetto sono piantate
di pioppi e di salici piangenti;
luogo suggestivo e poetico in un
silenzio quasi sacro in una serenità di
ambiente georgico. In antico le acque
erano più copiose ed il luogo
era sacro al Dio Clitunno, celebre
per i suoi oracoli. Nelle vicinanze
erano un ponte ed un edificio termale
di proprietà degli abitanti
di Spello.
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La freschezza e purità delle acque, alle quali si attribuiva
la virtù di rendere candidi i buoi da immolarsi nei sacrifici,
furono celebrate dagli antichi insieme alla grazia del paesaggio e
specialmente da Properzio, Silio Italico, Virgilio, Claudiano e da
Plinio il Giovane. Il luogo fu visitato da Caligola e da Onorio. Pare
che verso il V secolo un terremoto abbia fatto diminuire la copia
delle acque.
Nell'età moderna le fonti furono ritratte dal Carot e ne dissero
il Byron e specialmente Giosuè Carducci, il quale dimorando
a Spoleto nel 1876, ebbe occasione di visitare il luogo che gli dettò una
delle sue odi più ispirate "Alle Fonti del Clitunno" 21
ottobre 1876. Presso la riva sorge una bianca stele votiva di Leonardo
Bistolfi con epigrafe di Ugo Oietti. |
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